Home

Mio carissimo,

Sanremo-2014-Teatro-Ariston-e1392595046205

è con un certo ritardo che mi appresto a scriverti quello che succede in Italia. E’ trascorso l’ennesimo Festival di Sanremo, e – come quasi tutti – con grandi polemiche e nessuna vera novità. E’ cambiato l’ennesimo governo, e anche questo suscita febbrili appetiti, ardenti desideri di palingenesi, e tutto resterà immobile come sempre. Impressione, bisogna dire, ha destato il modo in cui l’attuale presidente del consiglio ha scalzato quello vecchio. Con ipocrisia, con falsa amicizia. E con brutalità. Fino a ieri, pubblicamente, gli dichiarava sostegno e amicizia, e poi, non sappiamo nemmeno perché, nel chiuso delle stanze del loro partito, gli ha dato il benservito. Un vero e proprio tradimento, cui poi ha fatto seguito la composizione del nuovo governo, fatto di giovani cariatidi e bizantine ragazze. Ho un rimpianto, l’ammetto: che han tolto di mezzo la pittoresca ministra Kyenge, la negra: del tutto inutile ma interessante come parafulmine, come capro espiatorio di tutti i mali della Nazione.

993024_665941213463886_106026445_nPer tornare al tradimento di Renzi nei confronti di Letta, lo sgomento ha toccato un po’ tutti, ma c’era Sanremo, e lo sai, durante quella settimana può anche scoppiare la terza guerra mondiale, ma noi italiani non ce ne curiamo. E poi, alla fin dei conti, campare bisogna: e siccome la nostra è la democrazia del più forte, tutti stiamo salendo sul carro del vincitore. Iconici sono i momenti che segnano una nazione, e per questo rari. Quando però si accavallano gli uni sugli altri, ho come l’impressione che non significhino proprio niente: grillini in Parlamento che delirano, 101 traditori che non eleggono Prodi, Napolitano creato re, Berlusconi nella sede del PD, e ora Renzi che ha soppiantato Letta: ti rendi conto anche tu che sono troppi questi momenti che ho impropriamente chiamato iconici

Cosa sto leggendo? Lui è tornato, un divertente romanzetto che narra della resurrezione di Hitler nella Germania di Donna Angela; e poi il Paradiso di Dante, e ho in animo di rileggere Albertine disparue di Marcellino Proust. albertine-disparue-09

Talvolta immagino come sarebbe la mia vita se ci fosse qui con me una persona da amare e da cui essere amato, trascendere me stesso nell’immanenza dell’altro. Poiché amare, in fondo, significa tendere, e mai raggiungere. Uscire da sé, e mai soggiogare l’altro. Ma questa è solo chiacchiera vana, e rimango qui a scriverti, nel freddo di questa Palermo e della sua luce bianca che ferisce i miei occhi di gatto indolente, pronto a scattare.

Carissimo, salutandoti, e mandandoti mille sinceri abbracci, ti lascio questi versi del Poeta sommo:

Beatrice mi guardò con gli occhi pieni

di faville d’amor, così divini,

che, vinta, mia virtute diè le reni,

e quasi mi perdei con gli occhi chini.

Tuo, eccetera

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...