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Mio caro,

renzi_berlusconida quando sei partito sono successe un mucchio di cose nuove, ma a ben vedere sono – forse – un mucchio di cose vecchie. Bersani si è rottamato da solo, e Renzi avvia a rottamare se stesso: sembra incredibile che il sindaco di Firenze, che tanto latrava contro i vecchi, sia oggi il più leale alleato del più vecchio di tutti, Berlusconi. So che è assurdo, ma è così.

Berlusconi è sempre in libertà. Pare che non sia sufficiente frodare il fisco per centinaia di migliaia di euro per finire in galera. Il processo su Ruby è sempre in corso, così come quando tu eri in Italia, e non sappiamo quando, dietro le sbarre, il Cavaliere ripenserà a quella frase della Bibbia: “Trovo che amara più della morte è la donna, la quale è tutta lacci: una rete il suo cuore, catene le sue braccia.”

Il Papa vuole rinnovare la chiesa, ma i cardinali no: tanto valeva che restasse Ratzinger, insomma. Noi froci non possiamo sposarci, gli etero si sposano e si lasciano, i bisessuali si sposano e lasciano che le loro mogli li credano etero. Le ragazzine si prostituiscono per un telefonino nuovo, le loro mamme le aiutano ad aprire meglio le cosce, e i ragazzini si vendono anche, sempre per avere un telefonino. Ancora nessuno lo capisce, ma la nostra è una società fondata sul telefonino, non sul matrimonio e la famiglia. Una nazione che non fa i conti con queste disordinate follie è destinata a decomporre, e amen.

Altra notizia nuova, che in realtà è una notizia vecchia: Totò Riina progetta una strage. Lo so, rinchiuso nella prigione finché morte non lo separi, dovrebbe avere il solo diritto di domandare ai secondini di aprirgli la porta per andare a fare la pipì. Invece studia il fenicio, come una volta studiava la pinacoteca dei Georgofili, e scrive in una lingua morta progetti di morte. Parla con altri boss di attentati vecchi e nuovi, e sa tutto quello che succede attorno a lui: è ovvio che c’è lo zampino dei servizi segreti infedeli, ma non appena Santoro ne parlerà scoppierà un pandemonio.lapidi L’Italia non crede nella verità e nella giustizia, e noi palermitani continuiamo ad aggirarci tra le vie della città come i sentieri di un immenso cimitero. Le lapidi si accavallano le une alle altre, e l’abisso invoca abisso, sono troppe e sempre troppo poche, non bastano mai, ce ne saranno sempre altre.

A Palermo, questa felicissima capitale fantasma che ci ha dato i natali, è sempre sindaco Leoluca Orlando. Il tempo s’è fermato a ieri, la munnizza che sgorga dai cassonetti è già quella di domani, il vento spazza via le cartacce sulle nostre facce e il Castello Utveggio è sempre sopra di noi, vuoto e inspiegabile, a ricordarci che il Grande Nulla non è condizione metafisica, ma esistenziale.

downloadIl lavoro c’è, come nel Medioevo: un servaggio inalienabile. Il rinnovamento c’è, come nel teatro greco: bisogna togliere e mettere più maschere, ma l’attore resta uno solo. A Rai tre c’è sempre Bianca Berliguer, a Rai uno ci sono sempre i pacchi, gli imputati di Forum sono sempre figuranti e Mentana fa il padreterno su La sette. L’Aquila resta un cumulo di macerie, la Calabria resta feudo dell’ndrangheta e i nostri politici discutono sempre di abolire le province. Napolitano emette fatwe, Grillo grida vaffanculo, Pannella immagino sarà al suo bilionesimo sciopero della fame. Anche le nostre suore, le suore da cui abbiamo fatto la scuola elementare, molti anni fa (so che dirlo è sgradevole) sono sempre le stesse: suor Haidi, suor Antonina, suor Eufelia. Manca suor Raffaellina, che di tutte era la più farabutta, e suor Alba, che immagino sarà in paradiso a dare pizzicotti sul collo agli angioletti.

Ci si annoia di tutto, e la nostre uniche armi sono, come sempre, il riso, il pianto, e l’arte. Ti saluto tanto. Tu, salutami la Tour Eiffel e gli ori pacchiani des Invalides.

p.s. Tua sorella è molto bella.

Tuo, Affronti

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