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1002246_415101191935903_227801431_nE quindi, la prima cosa cui non si può negare forza di verità è la seguente: il grafico ha fatto un eccellente lavoro. La locandina migliore che io abbia visto dei Forsqueak. Il merito certamente è di Michelangelo, ma del genio, per elaborare nuova veste a un’icona così lontana nel tempo e nello spazio rispetto alla musica del quartetto, ci vuole.

Il concerto si è tenuto al Rocket bar. Il Rocket è una sorta di istituzione alcolico-musicale di Palermo. Il pub una volta era nel punto più estremo ed esterno dei Candelai, sorta di pub-food-baleraacieloaperto-street di Palermo, ed era nient’altro che un pirtuso (buco), punto di riferimento per tutti gli adolescenti rockettari che bevendo non intendevano mescolarsi troppo al canagliume. Poi, alcuni anni fa, il Rocket si è trasferito a piazza san Francesco di Paola, in mezzo a locali di varia tendenza: sale da tè radical chic (lo Cha), birrerie vegane (Watership), caffetterie e ristoranti borghesi (Basquiat cafè, Sesto canto), trattorie nazionalpopolari (Vecchietti di Minchiapititto), discopub gay e interclassisti (l’Exit): uno spaccato delle contigue contraddizioni palermitane, su cui domina la bella chiesa di san Francesco, col suo torrione multicolore (non sappiamo perché, ma i preti devono aver deciso che, di notte, il campanile della chiesa sia variamente illuminato da fasci di luci gay-friendly, tipo viola, rosso, blu elettrico, rosa). Il Rocket, con la sua anima rock, tatuaggi, armi, bagagli e borchie ha riaperto qui, in questo luogo, e offre come un tempo birra e musica. Non con lo stesso stile che aveva il Lizard, ma nel medesimo calderone idiosincratico nel quale la notte palermitana ci immerge.

I Forsqueak, che certo non sono rock (che musica fanno? Credo che arriverò a dire che sono pop), vi si sono esibiti con spirito rock; d’altronde il luogo lo esigeva. In mezzo al solito pubblico musical-critico-autoreferenziale c’era finalmente tanta gente comune, ragazze abbracciate ai loro fidanzati, dilettanti, duri bevitori, motociclisti, ubriachi. Il pubblico era tanto, anche distratto, piacevole. La musica dei Forsqueak trapassava chiunque, e alcune note più di altre. Il caldo rendeva tutto appiccicaticcio, e mentre il ritmo ormai per me consueto di Lapis si incideva nelle menti di tanti tra coloro che li ascoltavano per la prima volta, pensavo che, fossi stato al posto loro, avrei suonato a torso nudo. Anche dopo, a concerto terminato, con la foga e il ritmo cardiaco accelerato che hanno le persone che hanno appena finito di suonare, il semplice refrigerio della birra ghiacciata mi pareva troppo povero.

L’estate – coi vestiti sudati, la rabbia che istilla, l’indolenza che calma – qui in Sicilia lambisce di demenza, e i geni devono conservarsi freschi. Anche nei luoghi dannatamente rock.

F.A. scrisse

One thought on “racconto di un concerto nn’Paliemmu, d’estate

  1. sto ascoltando adesso il disco su bandcamp..sono ancora ai primi pezzi e al primo giro, hanno bisogno di essere assorbiti bene ma è già lampante che suonano meravigliosamente..aggiungerò anche loro, insieme ai dischi di Furious Georgie e dei Kalyuga, nel mio cestino degli acquisti quando verrò a Palermo tra una quindicina di giorni. L’ho sempre detto, a Palermo ci sono musicisti con i controcoglioni

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