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Forsqueak. Il vero volto.

Forsqueak. Il vero volto.

Non si dice che, badate bene: dice. Chi lo dice? Qualcuno dice. Per esempio, oggi lo dice il sottoscritto.

Dice che quando li ascolti è un trip. Il basso sussurra un sottofondo, si insinua il pizzicore di due-tre corde di chitarra, e il cadenzato tamburellare della batteria; poi il suono della chitarra si fonde con quello della batteria, le notarelle si mescolano in un ritmo ipnotico, crescente, e l’altra chitarra insinua altra nota, e le bacchette sulla tela della batteria hanno uno scalpitare improvviso, un singhiozzo di orgasmo; e, dice, senza saperlo sei passato da un genere all’altro.

Dice che è un po’ rock, un po’ jazz, tanta improvvisazione. Dice che è tanto jazz, che l’improvvisazione è molto controllata, che il rock è solo un ammiccamento, un ammiccamento che ti inganna, ti trascina, e sei dentro al blues o in mezzo a Beethoven.

Dice che i loro pezzi hanno sempre nomi di poesie futuriste, di lallazioni da bambino che scopre le sillabe: Kim Kim Douk, Lapis, Splastick; S’è tolto; Da fare mi do (questa ha un che di Palazzeschi); e ci senti lo zampino monello di Bruno Pitruzzella in queste diciture. E la sua chitarra a renderle più monelle.

Dice che sono tecnicamente perfetti, d’un virtuosismo impeccabile, in cui anche le sbavature sono pesate e pensate; e qui c’è la zampa di Sergio Schifano, con la sua chitarra dai suoni sempre bilanciati.

Dice che hanno una cultura musicale vastissima e divertita: distingui la batteria di Simone Sfameli, che è solo una protesi del suo corpo, strumento sul quale egli può fare tutto, dal batterci le dita sopra fino a dare forma sonora a Topolino, alle Mille e una notte e alle liste della spesa.

Dice che il basso lo senti sempre, anche quando non suona: è la magia del La Russa: chiudi gli occhi, tappati le orecchie: lo senti, te lo giuro, dice che lo senti lo stesso.

Dice che ieri, giorno 24 maggio 2012+1, hanno presentato il loro album all’Auditorium Rai di Palermo, e hanno suonato per un’ora di fronte a un pubblico venato di fremiti di piacere; lo dice, perché tanti non hanno potuto ascoltarli, gli stupidi ritardatari che si son fatti soffiare il posto in platea. Dice che il disco esce fra poco, in capo a un mese, dice che è da un anno che ci lavorano. Dice che hanno un nome piacevole, che fa tanto colazione coi fiocchi d’avena al mattino. Sono i Forsqueak.

F.A. scrisse

errata corrige – imprecisione veniale, che sono ben lieto di correggere: dice che il disco è già uscito in digitale, fisicamente è in giro dal 20 giugno o giù di lì. Intanto, andate a fare un giro qui.

Il disco c'è già.

Il disco c’è già.

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