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Ebbene: vi racconto il mio incubo.

Mi sveglio sentendo alla radio la seguente dichiarazione: «Prodi ha deciso di lasciare l’Italia», e io mi chiedo: ma non era Berlu che aveva minacciato di abbandonare l’Italia? Sta’ a vedere che han fatto lui presidente della repubblica; e com’è possibile? Il PD s’è spaccato in aula, e la maggioranza l’ha ottenuta il Caimano? No, fa’ che   non sia così… E vado a Montecitorio, a vedere che diamine è successo. Quello che mi si presenta è al di là di ogni immaginazione. Il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha dato l’incarico a succedergli a un cognato, un trentenne dalla faccia di stronzo (ora che ci penso era Alessandro Preziosi), tra il plauso dei partiti – forse i 5 stelle no, ma quelli grazie al cielo non c’erano nel mio sogno.

400px-Alessandro_PreziosiCome potete immaginare, è il delirio. Quell’Alessandro Preziosi, che fino al giorno prima faceva l’usciere, il traffichino al Transatlantico, che apriva le porte e lanciava sguardi di scherno a chi si indignava – no, non del nepotismo che l’aveva messo lì, ma del fatto che andasse in giro senza cravatta! E quella mattina stessa, giuravano i giornalisti e i deputati striscianti nel Palazzo, era visibilmente ubriaco, e il Presidente aveva messo a tacere lo scandalo, e adesso! Lo faceva presidente della repubblica! E nessuno protestava!

Mio dio, mi dicevo, che resterà di questa repubblica, se perfino la presidenza si monarchizza, se Napolitano designa il suo successore, manco fossimo in Corea del Nord! Un cognato! E non ha nemmeno più di cinquanta anni! E com’è possibile che PD e PDL accettino il golpe? Perché di golpe si tratta, qua non siamo più a una estesa interpretazione della Costituzione, qua la Costituzione non esiste più. Beh, passi il PDL, quei cialtroni ci avranno avuto il loro tornaconto, ma il PD?

Pare, dice una deputata in odor di gruppo misto, che i partiti non abbiano voluto nemmeno assumersi la responsabilità di eleggere un fottuto presidente; non era sufficiente che non volessero fare un governo; non bastava la volontà di non sporcarsi le mani, e non fare niente per questo Paese: dovevano anche rinunciare ad eleggere il capo dello Stato, e sbatterci nella monarchia. La deputata mi dice che la sera prima hanno fatto una votazione, ma di facciata, forse nelle urne ci sono solo schede bianche, non se la sono sentita di dare la maggioranza a chicchessia. Stamattina avrebbero dovuto fare lo spoglio, ma intuendo già il risultato fiacco, sono andati a piagnucolare da Napolitano. Sì, stamattina, sul presto, proprio un attimo dopo che Alessandro Preziosi-cognato di Napo, aveva dato scandalo per la sbornia, tra i marmi del Palazzo.

Napolitano, per evitare la crisi –  perché i cittadini non tollererebbero altrimenti la nullafacenza dei politici, s’è inventato questa soluzione, e anche se non soddisfa nessuno, almeno non è colpa di nessun’altro. La scusa ufficiale è che lo spoglio e successive votazioni, a vuoto, farebbero perdere troppo tempo al Paese. I mercati vogliono un presidente subito, che sciolga le Camere immediatamente dopo il discorso di insediamento.

Tra i corridoi della Camera è un putiferio: da salotto, ma putiferio. C’è una donna, non capisco bene se famiglia o deputata anche lei, che grida a un collega che questo è inaccettabile! Ripete che di là c’è Katherine – nota deputata di sinistra, tetraplegica e con gravi disturbi respiratori a causa di un attentato – che, lei, questa povera invalida, il tempo per chiudere le schede per votare, l’ha perso! Ora non possono buttare al cesso le schede con la scusa del tempo! Katherine ha passato la notte qui al Palazzo per votare stamani, senza tubo respiratorio per giunta! A meno che, dice, con un sussulto assurdo, non sia qui, tra di noi, colui che ha provato a ucciderla…

La logica di questo sogno si sfarina, e non so se lo sgomento che provo sia nella coscienza di essere in un luogo in cui c’è un probabile assassino al di sopra di ogni sospetto, o forse nello sfregio profondo alla Costituzione e alla democrazia che questa “elezione” rappresenta, o peggio ancora nell’inerzia tutta siciliana che partiti e capi-popolo hanno fatto propria, nella logica che fare è il male, e ch’è tanto meglio lasciar fare agli altri, al grande capo Napo. Ma no, questo non è sogno: e mi sveglio.

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