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Roma-parco_degli_acquedotti03Una città non mia, non nostra, mai nostra, di nessuno. Al punto tale che devo scriverne ancora, e proprio da Roma: a Roma scrivo di Roma. Che oggi, questo 9 febbraio 2012+1, splende di una luce gialla e fredda.

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Ho scritto nella prima parte che Roma è Andreotti, che Roma desta la paura come il divo Giulio, che annienta tutti con la sua calma, le sue abitudini, e appiattisce ogni cosa, privandola di significato. Ho pensato a quello che una volta ha scritto una ex terrorista rossa, donna che aveva speso tutta la sua vita per la lotta armata, inseguendo la folle idea di una folle rivoluzione, di una palingenesi del mondo che s’è poi identificata solo con una serie di pluriomicidi. volantino Emilio Rossi

Di certo a una persona così tutto può mancare tranne gli ideali. Ebbene, dopo aver riconosciuto la propria colpevolezza, la donna questo scrisse: «Dovevo sapere che non ci saremmo mai riusciti, sono romana.» L’essere romani, Roma come fallimento, annientamento di tutte le speranze, il cinismo totalizzante; nemmeno il Tutto cambia per non cambiare di gattopardesca memoria, ma proprio Tutto non cambia e basta. Ita est.

treniRoma ha due linee della metropolitana. Una rossa, l’altra blu. Tendenzialmente, le fermate della rossa sono quelle di quartieri borghesi, puliti, ordinati; quelle della blu sono di quartieri o zone sullo sfacelo andante. In realtà Roma è estremamente segmentata; di fermata di metropolitana in fermata di metropolitana, anche restando sulla stessa linea, sembra di sbarcare in mondi diversi e non comunicanti. Solo due cose rimangono sempre uguali: strade che scendono e salgono, perché tratti pianeggianti non esistono. E i gabbiani.

gabbiani romaQuesta cosa, dei gabbiani, è un tratto che dà sconcerto. Perché se ci sono dei gabbiani, vuol dire che ovunque è lo stesso marciume, ovunque c’è pattume, dappertutto sporcizia. E scorgendo i gabbiani tanto a villa Panphili quanto al Tufello, dall’Appia Antica a Rebibbia, l’impressione della segmentazione si sbriciola. E resta in bocca una sola sensazione. Un sapore di cenere.

f.a. scrisse

One thought on “Città non nostre – Roma (II)

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