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Io sono molto giovane rispetto al dottore Ingroia. Non so che scuole abbia frequentato lui, ma il fatto stesso che sia più vecchio di me induce a ritenere che abbia avuto una formazione migliore; si sa, la scuola di una volta – a qualunque passato vogliamo riferirci – funzionava meglio. Eppure questo limpido preconcetto si frantuma di fronte alla consapevolezza che a me han fatto studiare le figure retoriche; a lui, no.

figure-retoricheRipetere scioccamente che il riferimento al dottore Falcone, che ha tanto indisposto la Boccassini, non era un paragone, ma una similitudine; insistere su tale argomento, invitando la Boccassini a rileggere o leggere meglio le frasi suddette, fino a far olezzare una digestio post mortem del dottore Borsellino come atto di supremo e indicibile disprezzo verso Ilda-la-rossa, è semplicemente un atto da ignorante. Oltre che idiota.

La similitudine è un paragone. Me lo insegnarono a scuola, prima di aprire Dante.

Ora, per me, questo è abbastanza per non votare Ingroia.

La canea tra Ingroia e la Boccassini, e mi dispiace l’inopportunità politica dell’affermazione che sto per fare, mi vede decisamente schierato dalla parte della seconda. Mi ostino a pensare che l’aver tirato in ballo i due sacri morti non sia semplicemente una questione di squallido e basso interesse elettorale. Che d’altronde la Boccassi non può avere, visto che lei non è candidata a nulla. La faccenda ci costringe a fare i conti col nostro retorico passato di antimafia sociale, che Sciascia guardava con estremo sospetto, ma che per noi era irrinunciabile, perché non conveniva, non conviene, non è opportuno, è facilmente strumentalizzabile. Noi italiani siamo fatti così: abbiamo l’ossessione di quello che è conveniente o meno; mai di quello che è vero, o non vero.

falcone e borsellinoNon è vero che Falcone & Borsellino lavoravano in modo identico. Non è vero. Entrambi sono stati straordinari, hanno inferto colpi mortali alla mafia, braccio a braccio hanno messo a soqquadro il sistema di morte che imperava in Sicilia; ma erano espressione di due modi diversi di concepire il lavoro di magistrato. Ingroia e la Boccassini sono i loro epigoni. Entrambi in questo paese legittimi, e giustificabili e comprensibili. Ma diversi.

Questa differenza non la possiamo più nascondere. Non possiamo liquidare ancora la polemica sui professionisti dell’antimafia come il rigurgito di un vecchio scrittore rincoglionito; né possiamo sempre paventare lo spauracchio berlusconiano, bell’e pronto a dimostrarci che il rispetto del diritto nel nostro Paese equivale a uno stupro della giustizia. Io vorrei quel che non c’è mai stato e che evidentemente non c’è; e che continuando si fa meta sempre più lontana. Il che mi fa ancora e sempre apparire come un pessimista: e pare non sia permesso esserlo neppure di fronte al pessimo. Allegria, allegria. sciascia e borsellino

f.a. scrisse

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