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L’Italia agghiaccia – vuoi il freddo (risparmiare sui riscaldamenti, c’è la tramontana, è ritorno_di_jafarl’inverno atomico), vuoi il ritorno di Berlusconi, che come sequel non ha più nemmeno la forza di incuriosirci un po’ – altro che l’inverno del 1995, quando uscì Il ritorno di Jafar, quello sì che ci fece venire la febbre dall’emozione.

Ma così va la vita, e dobbiamo industriarci un po’ per non crepare di gelo. Nelle sere, quando c’era freddo, si bruciavano le gomme di automobili cantava Giuni Russo, sempre troppo dimenticata, come tutti coloro che in questo Paese muoiono. Quelli che vivono, che respirano, quelli cui somministriamo alimentazione forzata, tramite sangue lacrime oro alla patria e grasse risate – loro, non ce ne dimentichiamo mai. E loro non si dimenticano di noi. Continuano a cantare per noi. Prima magari strimpellavano qualche sorda nota sulle navi – ma è meglio non parlar di navi, evitiamo riferimenti marittimi che ci suonano sgradevoli per carità, da quando quell’impiastro di Schettino ha mandato a picco una nave (in tempo di pace, tra l’altro) abbiamo pure perso la medaglia di popolo di navigatori…

sua maestàÈ così, eh. Inutile che stiamo a dire che Berlusconi è affar vecchio, affar vecchio un corno. Berlusconi è clinicamente immortale, periodicamente si inabissa, noi ci caschiamo, e poi ritorna. Ritorna, vince e fa sfracelli. È sempre andata così, non ricordo una sola elezione da quando sono in vita in cui il Cavaliere non fosse in causa. Ci sono poche cose su cui contare. Una di queste è che Berlusconi c’è sempre stato, sempre è, e sempre ci sarà. Almeno finché esisterà una espressione geografica che per motivi di studio viene definita Italia.

Al cimitero fa ancora più freddo. Il cimitero? Sì, ho fatto un salto al camposanto per ridere sui corpi morti di Terracini, di Pertini, di Parri, di La Malfa, di Matteotti, di Sonnino, di Cavour, di De Sanctis, di Di Vittorio, di Gramsci, di Placido Rizzotto, di Salvemini, perché loro sono bell’e che passati e dormono sulla collina. Dormono tutti sulla collina. Berlusconi ci sarà sempre, a ricordarci che noi siamo il popolo di Fantozzi, di Pulcinella, di Arlecchino, di frate Cipolla, di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. E di Ruby.

Infine – che fare contro il freddo? Battere le mani, applausi.                                (F.A. scripsit)

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