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La commissione riunita all’Aquila due giorni prima del terremoto massimo rassicurò: «Non ci sono rischi per la città.»

Ora un tribunale ha condannato quegli esimi sismologi che lo Stato pagò, col bel risultato che qualche centinaio di aquilani restarono sotto le macerie, visto che non c’erano rischi per la città. Della cattiva stampa riporta che un ministro avrebbe detto che questa condanna è come quella che subì Galileo Galilei, ma la verità è un’altra. Vi spiego io come c’entra Galilei.

L’è che quando la commissione emise la rassicurante fatwa, un cameriere si apprestò a  portare la limonata agli esimi sismologi, ma la bottiglia rotolò giù dal vassoio a causa di una scossa di terremoto. Allora, un po’ preoccupato, si ricordò di una frase di Galileo Galilei, e la ripetè ai membri della commissione. Loro avevano appena detto: «Nessun pericolo.»

E lui rispose: «Eppur si muove.»

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Impetriamo che il ministro rilegga insieme a noi il Dialogo sopra i due massimi sistemi, dov’è contenuta questa splendida riflessione:

Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? e con qual facilità? con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta.

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