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vorrei dire – se ho ancora la forza di farmi concedere questo diritto – che non è concepibile lavorare per due euro all’ora. Né per gli indonesiani che cuciono palloni, né per noi che rompiamo il cazzo per telefono alla gente.

vorrei dire – se ho ancora l’energia di battere le dita sulla tastiera – che la maggior parte degli italiani sono tristi, livorosi, rancorosi, sospettosi, maleducati, aggressivi, razzisti, ignoranti, stupidi, trash, senza umorismo, cattivi. Siamo un popolo di merda. Forse altrove non è granché meglio, ma dall’interno, circondati da raffaelli e calcinacci di Pompei che usiamo come vomitatoi, è sicuramente peggio.

vorrei dire – se la noia di scrivere non prevarrà sull’inutile doglianza di turno – che chi commissiona un lavoro deve pagare in un tempo congruo, non dico in anticipo, ma entro i 60 giorni. Io aspetto da marzo scorso, e ho le palle che mi stricano per terra.

vorrei dire – se ho ancora qualche idea coerente e corretta che lampeggia negli anfratti polverosi della mia mente – che comunicare non equivale ad aggredire, ma aggredire significa di certo a comunicare.

vorrei dire – se non prevarrà la paura di apparire contraddittorio – che Internet non ci regala niente di più di quello che possiamo ottenere fuori. Si tratta solo di becchime per galline, specchietti per le allodole, sudoku per le anatre. In Africa hanno i predatori che razziano i villaggi. In Europa c’è Internet che razzia le menti. In Sicilia, che è mezza Africa e mezza Europa, abbiamo gli uni e l’altra.

vorrei dire – se ho ancora l’intenzione di sparare cazzate a uso onanistico – che bisogna smetterla di usare le parole Libertà, Dignità del Lavoro, Uguaglianza. Sono parole vuote, insultanti. Invece di dire Libertà, che non vuol dire un cazzo, diciamo Uomo libero: così verifichiamo se l’uomo è libero o meno. Diciamo: l’uomo che lavora, l’uomo che muore di fame (al posto di dire Fame nel mondo: ma in quale mondo? Su Marte?); Tizio è uguale a Berlusconi, oppure Berlusconi appartiene al primo stato e Tizio al terzo, e quindi non conta una mazza…

vorrei dire – se il caldo non rendesse tutto faticoso, inutile – che non è implorando i ricchi, i potenti, gli industriali, i borghesi, i capitalisti, i liberisti, i Draghi, i bancari, i mafiosi, che riceveremo qualche benefici. No! È tagliandogli le teste e fucilandoli allo stomaco. Non ci sono sfumature. Manco di grigio.

vorrei dire – e questo lo dico con maggiore rabbia rispetto a tutto il resto – che gli apostrofi sono una cosa, gli accenti un’altra. Che la grammatica non è una opinione, e che no: una persona che ha letto tanti libri non potrà essere un deficiente, e un ignorante che omette la punteggiatura quando scrive non è e non sarà mai intelligente. Smettete di pensare che anche se non sapete usare il congiuntivo potete essere migliori di chi si è fatto un mazzo tanto per imparare la coniugazione delle forme verbali irregolari. Non è così: siamo sfigati entrambi, ma noi siamo più intelligenti di voi. Punto.

vorrei dire -se i miei vicini di casa abbassassero il volume dei deliri di Celentano (che poi sono analoghi ai miei, solo che io non ballo come una salamandra e non ho 75 anni) – che il lievito chimico fa diventare la mollica di pane simile alla gomma. E fa male alla pancia. Amici panettieri, lo vogliamo usare il lievito naturale e fare il pane come Cristo comanda? Grazie.

vorrei dire – e dopo averlo detto mi gratterò la pancia – che non andrò a votare per nessuno. Forse cambierei opinione se qualcuno mi offrisse un lavoro: ma prima, prima delle votazioni. Ma lo sanno loro, pur non essendo in grado di intendere e volere, che la mia è una boutade. Lo sanno per istinto, come lo so per istinto, io, che loro sono tutti mafiosi; è una cosa animale la diffidenza: e se anche volontariamente andassi a pietire una occupazione, loro non me la darebbero, perché ci leggeremmo il cuore a vicenda. E se vivessimo in un altro mondo (quello della Fame, Marte) ci sgozzeremmo volentieri a vicenda.

e adesso mi è seccato di fare lo Zola dei poveri e vaffanculo a tutti. Con affetto.

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