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– E quindi mi vogliono fare licenziare.
– E perché?
– Così poi mi pigliano di nuovo, ma senza che contano l’anzianità.
– E che viene a dire?
– Viene a dire che mi assumono sempre a precaria. Perché loro ora dovrebbero prendermi a definitiva, ma non ci conviene: e allora mi fanno firmare un foglio che dico che mi licenzio, così perdo tutta l’anzianità. E poi mi pigliano di nuovo, tutto daccapo.
– Ma anche se non ti stabiliscono ora, poi ti dovranno stabilire per forza.
– Che ne so ma’, magari quando sarà l’ora di prenderci per definitivi chiudono e cambiano nome.
– Ma alla televisione avevano detto che facevano una nuova legge per voi, sul lavoro…
– Bugie, tutti mali ladroni sono! Sempre per loro le aggiustano le cose, a loro solo pensano.

La signora Curcuruto non aveva capito un’acca di tutto il discorso, tranne l’ultima cosa, perché le epoche possono passare e le parole cambiano, e i discorsi diventano strani, ma è sempre certo che quelli sono mali ladroni e pensano solo a loro. Piano piano stava scendendo dal trespolo, con le scatole dei collant sotto al braccio. A due gradini da toccare terra ci venne un giramento di testa e senza dire una parola (aveva paura che se apriva bocca rovesciava) lanciò i collant alla picciuttedda. La signora l’andò a prendere e finalmente tornò per terra. E che? Pure lo sgabello diventa difficile, con la vecchiaia!
La signora era più sconvolta della vecchia, barbaciava che doveva sedersi, prendere un bicchiere d’acqua per carità di Iddio! E dava occhiatacce alla figlia, magari in borsa trovava una bustina di zucchero per la signora Curcuruto! E la ragazza cercava nella borsa della mamma, tenendo i collant con l’altra mano.

– Signora sta bene? Tutto a posto?
– Sì, bene sto, è stato solo un giramento di testa.
– La testa ci gira! Lorè, lo vuoi trovare ‘sto zucchero?

La signora Curcuruto le pareva che la donna gridasse più perché era arrabbiata con la figlia, per la storia del lavoro, che per la paura che le aveva fatto prendere lei. Respirando a lunghi sospiri si girò verso la ragazza.

– Com’è che si chiama?
– Lorella.
– Ah. Come quella della televisione.
– La Cuccarini. Per questo ce l’ho messo il nome, per lei. Quand’ero giovane mi piaceva.
– Ecco lo zucchero, se lo prenda subito signora.
– No, no, meglio sto, grazie gioia mia.
– Un po’ di zucchero però se lo deve prendere, anche con l’acqua.

La vecchia capì che se non si beveva l’acqua quelle due non la lasciavano più in pace. In fondo giusto dicevano. Magari volevano uno sconto sui collant; ma sì, glielo farebbe! E tirò fuori una bottiglia d’acqua, da sotto al bancone.

– Non la prendo mai, perché è messa qua in basso.
– E magari abbassarsi le viene male.
– Sì.
– Però deve bersela l’acqua, con questo caldo poi!
– Oggi l’ho sentito alla radio, 37 gradi ci sono.
– Mamma mia!
– Manco i cani escono oggi.
– E infatti! Se non era che ‘sti collant ci servono proprio a lei, manco scendevamo.
– Sì, ora torniamo subito.

Mentre la Curcuruto chiudeva la bottiglia dell’acqua e quelle due bisbigliavano che se ne dovevano correre al fresco al più presto, pensava a due cose: se gli doveva togliere uno o due euro dal prezzo dei collant e quei marmocchi del quartiere, che con la pioggia o col sole a picco stavano tutto il pomeriggio fuori a giocare a pallone. Guardò un attimo fuori dal negozio e vedeva le gambe dei bambini scorrazzare e straminiare per il marciapiede e la strada. La donna seguì lo sguardo della vecchia, e come ad approvare quello che pensava lei gridacchiò:
– A casa andatevene!

– Non se ne può più – sbuffò la figlia – Sempre a rompere le scatole sono, uno di pomeriggio non si può neanche riposare un po’.
– Ma poi ‘sto caldo non li stanca?

La signora Curcuruto s’infossò lo sguardo verso il prezzo dei collant, standosi zitta. Certo che queste due avevano delle brutte gatte da pelare, ma doveva averle morse un granchio da quanto erano arrabbiate. I bambini giocano, Cristo di Dio! E se non giocano al sole quando sono piccoli poi quando lo devono fare?
– Fanno sei euro.
– Grazie, signora.

Ci aveva tolto due euro. Qualche anno fa era successo che il nipote della signora Riggio, la divorziata, era sceso per strada per comprare una cosa nel negozio di fronte, e un bambino gli aveva lanciato la palla. Lui l’aveva colpita col ginocchio, ed era rimbalzata all’altro capo della strada, davanti al suo negozio, e aveva fatto cadere per terra un’asse da stiro che stava fuori. Lei ci aveva gridato un rimprovero, e il bambino era scappato via ridendo. A essere sinceri, non era per l’asse da stiro che gli aveva gridato, ma perché è giusto che si faccia così. Ora il ragazzo era fatto un uomo, che quando passava quasi non si riconosceva. Chissà se sua nonna era ancora viva, e che lavoro faceva lui. Lavoro. Con tutta questa crisi…

– Una cosa, signora.
– Sì, mi dica.
– Mi faccia fare gli auguri a sua figlia.
– Ma certo signora!
– Figlia mia, vedi che un giorno le cose si sistemano.

________________________________________Francesco Affronti scrisse_____

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