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I personaggi del romanzo possono essere ripartiti in due categorie:

1) Coloro che scrivono, e ciò facendo, agiscono – Marquise de Merteuil; Vicomte de Valmont; Présidente de Tourvel; Madame de Volanges; Cécile de Volanges; Chevalier Danceny; Madame de Rosemonde; Azolan; père Anselme.

2) Coloro di cui si scrive – Prévan, Emilie, Belleroche, le tre inseparabili, la Vicomtesse de M., suo marito e il suo amante. Costoro sono accessori od orpelli, proiezioni dei protagonisti, niente più che fronzoli rococò della onnipotenza dispiegata dalla Marquise de Merteuil e dal Valmont sui loro simili. Naturalmente in questa categoria rientrano anche i personaggi della prima lista: sia i giocattoli dei libertini, le marionette inconsapevoli della vicenda nucleare del romanzo che sono nelle mani di coloro che questa vicenda orchestrano; sia lo stesso Valmont (allorché viene ucciso) e la Merteuil (durante e dopo la sua morte sociale). Le relazioni pericolose che hanno avuto cura di intrecciare finisce per annientare tutti – per usare la metafora, quando il gioco sfugge loro di mano essi stessi sono resi giocattoli. Di cui si può scrivere, appunto, come entrambi facevano, un tempo, degli altri.

E questo sembrerebbe già tutto. Eppure ritengo che esista una terza categoria di personaggi, quella di coloro che non esistono. Mi spiego. Le due vicende su cui si fonda il romanzo (la seduzione della Tourvel da parte di Valmont, la perversione di Cécile) sono segnate da due fantasmi primordiali, di cui il lettore quasi non si avvede: il Comte de Gercourt e il Président di Tourvel. Chi sono costoro? O meglio: chi non sono? A tutta prima sembrano solo degli espedienti. Gercourt è un ufficiale, antico amante della Merteuil cui lei ha giurato odio eterno, per ragioni che non conosciamo (possiamo intuirle, ma non ci vengono narrate). Costui ha deciso di sposare una ragazza che sia vergine, casta e pudica: Cécile de Volanges. La Merteuil decide allora di rendergli la ragazza nulla più che una puttana prima che il matrimonio sia celebrato. Gercourt pare così un espediente letterario perché l’intrigo cominci. A dire il vero, una lettera di Gercourt esiste: è una epistola formale, in cui il conte chiede alla signora de Volanges di posticipare la data delle nozze, a causa di un evento militare. E anche questo è un espediente perché la dissolutezza di Cécile sia portata quietamente a termine. Analogamente, il Président de Tourvel, nella sua essenza/assenza più totale, rappresenta un espediente perché Valmont approfitti di sua moglie. Di lui sappiamo ancor meno: è il marito della Tourvel, è magistrato e segue un processo interminabile in una provincia sperduta della Francia. Non esiste. Valmont non vuole lei per far torto a lui, che non conosce, ma per ottenere una vittoria su una donna tanto religiosa e fedele. Lei stessa di suo marito non parla mai, se non per ricordare vanamente di essere sposata. Non ne sappiamo niente di niente. Ora, sarebbe comodo liquidare i due personaggi inesistenti come pretesti. Di loro nessuno degli altri personaggi parla, se non per accenni e di sfuggita, nessuno ne narra le gesta, le qualità, le avventure, le debolezze. Anche quando la signora di Volanges per un attimo pensa che sia meglio per il bene di Cécile rompere il fidanzamento con Gércourt per permetterle di sposare Danceny, non vien preso in esame l’uomo, ma l’eventualità che la cosa sia decente o meno, considerando le ragioni di un matrimonio di interesse e quelle di un matrimonio d’amore, come in astratto, senza che la persona venga incarnata in una descrizione, in un tratteggiamento che non sia assolutamente generale. Eppure entrambi, Gercourt e Tourvel, aleggiano di continuo, come fantasmi, divinità di cui non si deve pronunciare il nome invano. Il fantasma di Tourvel è il perno di tutte le considerazioni dei personaggi che sono implicati nella “caduta” della presidentessa fra le braccia del visconte, in modo diretto o meno: Lui è impegnato in un processo, lei è libera, bisogna approfittarne finché non sia tornato (Valmont alla Merteuil); Devo essere fedele a mio marito, che mi rispetta e mi onora (la presidentessa de Tourvel a Valmont); Se foste vicina a vostro marito non sareste esposta a un empio (Madame de Volanges alla Tourvel); Vostro marito tornerà (Madame de Rosemonde alla Tourvel); Avrei dovuto ricordare di essere sposata a un uomo (la Tourvel alla Volanges). Per Gercourt è anche peggio, un vero e proprio flagello: Bisogna che mi vendichi di lui (Merteuil a Valmont); L’idea di sposarlo mi fa soffrire (Cécile a Sophie Carnay, a Danceny e alla Merteuil); E se ritirassi la parola data a Gercourt per le nozze? (Madame de Volanges alla Merteuil); Vi ha sottratto la vostra amante (Merteuil a Valmont); Lo odio (Cécile a Danceny e alla Merteuil; la Merteuil a Valmont).

Su Gercourt e Tourvel si incardina tutto il romanzo. Al principio, in modo scoperto. Poi, io credo, segretamente, fino alla fine. Facciamo le seguenti insinuazioni:

Gercourt è un ufficiale dell’esercito, impegnato nel corso del romanzo in una campagna militare in Italia, mentre Tourvel, come già detto, è magistrato. È vero o no che la Merteuil, a un certo punto del romanzo, decida di rendere ridicolo un militare e rovinargli la vita, il libertino Prévan, facendogli prima credere di cedere alle sue profferte amorose e poi gridando all’attentato?* E non è forse una segreta ritorsione nei confronti di un mondo che ha partorito il più detestabile uomo della sua vita, Gercourt?
Ed è vero o no che, quando la Merteuil viene smascherata, i giudici decidono che il processo intentato contro di lei per ragioni ereditarie, fuori Parigi, sia da giudicare a suo completo sfavore? Sembra un caso.

Che Tourvel, fantasma assoluto che non compare in un solo passo del romanzo a compiere una azione una, nemmeno quando la moglie muore di crepacuore, sia impegnato in un processo importante, da cui dipendono molte questioni, fuori Parigi.

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*Il giochetto costerà a Prévan la carriera, finché non sarà riabilitato nel momento in cui emerge la verità dalle lettere della Merteuil diffuse per Parigi.

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