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Un uomo di mia conoscenza si era impelagato, come voi, in una donna che gli faceva poco onore. Aveva d’altronde, di quando in quando, il buon senso di capire che, presto o tardi, quest’avventura gli avrebbe fatto torto: ma, benché ne arrossisse, non aveva il coraggio di rompere. Il suo imbarazzo era tanto più grande nella misura in cui si era vantato con gli amici di essere interamente libero; e non ignorava che il ridicolo che abbiamo aumenta sempre nella proporzione che mettiamo a difendercene. Passava così la sua vita, senza smettere di fare idiozie, e senza smettere di dire, dopo: Non è colpa mia. Quest’uomo aveva una amica che fu tentata per un attimo di abbandonarlo in pasto al Pubblico in tale stato di ebbrezza, e di rendere così il suo ridicolo incancellabile: tuttavia, più generosa che maligna, o fors’ancora per qualche altro motivo, volle tentare un ultimo tentativo, per essere, in ogni occasione, nel caso di poter dire, come il suo amico: Non è colpa mia. Gli fece quindi pervenire senz’altro avvertimento la Lettera che segue, come un rimedio il cui utilizzo avrebbe potuto essere utile al suo male.

«Ci si annoia di tutto, Angelo mio, è una Legge della Natura; non è colpa mia. Se quindi mi annoio oggi di una avventura che mi ha occupato interamente per quattro mortali mesi, non è colpa mia. Se, per esempio, io ho avuto tanto amore quanto tu virtù, ed è certo tanto dire, non stupisce che l’uno sia finito nello stesso momento che l’altro. Non è colpa mia. Ne consegue che da qualche tempo ti ho tradita: eppure, la tua impietosa tenerezza in qualche modo mi forzava a farlo! Non è colpa mia. Oggi, una donna che amo perdutamente esige che ti sacrifichi. Non è colpa mia. Capisco bene che quest’è una occasione bella e buona per gridare allo spergiuro: ma se la Natura non avesse accordato agli uomini che la costanza, mentre dava alle donne l’ostinazione, non è colpa mia. Credimi, scegliti un altro Amante, come ho fatto io. Il consiglio è buono, ottimo: se lo trovi cattivo, non è colpa mia. Addio, Angelo mio, ti ho presa con piacere, ti lascio senza rimpianti: ti rivedrò forse. Così va il mondo. Non è colpa mia.»

Dirvi, Visconte, l’effetto di quest’ultimo tentativo, e ciò che n’è seguito, non è il momento: ma prometto di dirvelo nella mia prossima Lettera. Ci troverete anche il mio ultimatum sul…

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A buon intenditore, salute! – È un brano della Lettera 141 delle Relazioni Pericolose. La traduzione è mia.

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