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E invece: ho mangiato le fragole. Visto che mi fanno malissimo, ho deciso di approfittarne una volta per tutte e da ieri delle spaventose macchie sulla pelle mi rendono simile a un appestato. Segregato in casa, ho deciso di smaltire il male accumulato sulla mia faccia e ho chiuso porte e finestre per non farmi vedere e additare da alcuno. Poi ho ricoperto gli specchi di stoffe e carta, così da non rischiare di imbattermi sul mio muso e additare me stesso, e tutto l’universo mondo si è contratto in un televisore acceso e qualche pagina di un vecchio libro.

Il televisore anatrava qualcosa di assolutamente inutile, e il vecchio libro mi annoiava. Ho deciso allora di darmi alla mia unica vera passione: il fumetto (altro che la scrittura!). E così ho cominciato a leggere Topolino e il misterioso corvo, noir anni ’40 di Gottfredson alle matite e Merril De Maris alla sceneggiatura (mi pare anzi di ricordare che è l’ultima sceneggiatura per le strisce di Topolino di De Maris, nome che ai più non dirà niente, ma basterebbe dire che è il papà di Macchia Nera). La storia risente della guerra in corso, intanto per lo spunto iniziale: Topolino e Pippo tentano di arroluarsi nell’esercito ma l’uno non può perché troppo piccolo, l’altro per problemi fisici e mentali. Vanno così a lavorare in una fattoria per fornire cibo sano ai soldati («Ogni colpo di vanga prepara la fossa a Hitler!» dice Topolino) e lì si imbattono in un misterioso corvo che devasta le colture e appicca incendi a dritta e a manca. Il corvo è un uomo travestito, che nel finale si scopre essere nient’altro che un maniaco, frustrato dal giardinaggio e deciso a reiterare la sua vendetta sui contadini. La storia può apparire deludente nello smascheramento del cattivo, tanto più che quelli sono gli anni in cui Topolino si scontra con antagonisti dalla levatura (a)morale altissima, spietati sabotatori della pace e della concordia per i più nefandi fini: si pensi al già citato Macchia Nera, al Bandito Pipistrello, a Orango, a Pietro Gambadilegno; tutti pirati, contrabbandieri, ladri, assassini, traditori e soprattutto bramosi di potere. Il male che essi incarnano è sempre finalizzato all’ottenimento di uno scopo, vuoi l’arricchimento o la conquista del mondo. Il misterioso Corvo  è solo uno squilibrato e uno psicopatico. E però! Viene in mente una avventura a fumetti coeva, questa dei paperi però: Paperino e il terrore del fiume, di Barks. Un drago sputafiamme terrorizza il Mississippi, ma si tratta solo di un marchingegno manovrato da un anonimo pazzo. Il fatto è questo: che i pazzi sono tra noi – siamo noi. La guerra devasta la gente e le fratture psichiche che si porta appresso mettono in pericolo l’ordine sociale. Trovo molto rivoluzionario questo aspetto, trattato forse con incoscienza dagli autori Disney. Il nemico era fuori, e loro lo individuavano dentro. E denunciavano indirettamente la guerra, l’aria della guerra, che scatena lo squilibrio nell’uomo. Tanto esso squilibrio è utile all’esterno, per sconfiggere il nemico, quanto manda in corto circuito l’interno se non viene riassorbito. E se non riesce a essere riassorbito dal soggetto che ne è condizionato, verrà assorbito dalla società. E il misterioso Corvo delle campagne del Midwest, così come il terrore del fiume del grande Sud, saranno catturati, obbligati a confessare e marginalizzati. Giustizia è fatta. In nome di Walter Elias Disney.

Francesco Affronti

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