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Nei libri di storia si dice che il passaggio dalla barbarie alla civiltà è contrassegnato dal culto dei morti. Il cavernicolo smette di essere uno scimmione e diventa Fred Flinstone solo quando comincia a onorare i defunti.
Noi onoriamo molti defunti, nei nostri cuori e pubblicamente, con solenni e talvolta irritanti cerimonie, tronfie di retorica e della retorica dell’antiretorica, ma penso che siamo ancora scimmioni. Lacrime di coccodrillo? Sarebbe grave pensarlo. No, non sono lacrime di coccodrillo. Sono lacrime di sangue. Ma per salire sul podio della civiltà ce n’è di strada da fare.

Ecco il rosario dei morti, la litania dei santi nel cui culto sono stato allevato, scimmione tra gli scimmioni:

il sindaco Notarbartolo (robba du Due direbbe mio padre, intendendo dire: del 1902)
Joe Petrosino, sbirro italoamericano (sempre robba du Due)
Portella della Ginestra e Partinico
Placido Rizzotto
Mauro De Mauro
Pietro Scaglione e Antonino Lo Russo
Giovanni Spampinato, il giornalista
il colonnello Giuseppe Russo
Peppino Impastato
Totò Castelbuono, vigile
il maresciallo Di Bona
Aparo Filadelfio, sbirro
Mario Francese, il giornalista
Boris Giuliano
Cesare Terranova
Lenin Mancuso
Emanuele Basile, sbirro
Piersanti Mattarella (mettiamocelo pure)
il procuratore Costa
Vito Jevolella, sbirro (e cornuto tre volte il giudice Carnevale)
Pio La Torre e il suo autista
Paolo Giaccone
Dalla Chiesa, sua moglie Setti Carraro e Domenico Russo
Calogero Zucchetto, sbirro
il giudice Ciaccio Montalto
il capitano D’Aleo, Morici e Bommarito
Chinnici
Montana
Ninni Cassarà, Antiochia e Mondo
Insalaco, il sindaco (mettiamocelo pure)
Mauro Rostagno
Antonio Agostino, sbirro
Ida Castellucci
Emanuele Piazza, sbirro pure lui, amico di Agostino
Rosario Livatino, il giudice bambino
Libero Grassi
il giudice Falcone, il giudice Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani
il giudice Borsellino, Emanuela Loi e tutti gli altri (ma ricordo, colpevole, solo il nome della donna)
Beppe Alfano
il piccolo Di Matteo
don Pino Puglisi

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