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Nel Medioevo – che noi letterati illuministi detestiamo – sono state immaginate due grandi storie d’amore, che l’amore hanno creato, quel sentimento blabblabla immortale che ci portiamo appresso fino a oggi.

La prima è quella di Tristano e Isotta. Tristano era sposato con Isotta dalle bianche mani, ma amava Isotta la bionda, moglie del re Marco. Travagli, guerre di mezzo, corna e duelli d’onore, niente riuscì a impedire a quei due scriteriati di amarsi. Tenuto lontano dal regno del re Marco, Tristano, senza Isotta la bionda, si ammala. E Isotta si mette per mare, a raggiungere il suo amato cavaliere. Come nella storia di Arianna, se le vele fossero state nere, voleva dire che non lo avrebbe mai raggiunto. Fossero state bianche, sarebbe arrivata viva da lui. Quando la nave fu a due passi dal porto, poiché Tristano era steso sul letto come un moribondo smidollato, chiese a Isotta dalle bianche mani di che colore fossero le vele. E la moglie si vendicò, e disse che erano nere. E Tristano morì. Sembra incredibile che nella camera non ci fosse nessuno per smentire la cornuta, o che un dottor House qualunque non lo rianimasse con un farmaco di nuova concezione, ma la storia è questa. Vedendo il suo amante morto anche Isotta la bionda morì, e sul loro sepolcro crebbe un rovo di rose che li unì in amore per sempre, nella morte.

L’altra storia è ancora più bella. Jaufré Rudel, barone e poeta, si innamora della Contessa di Tripoli, senza averla mai vista, per i racconti che gli fanno i crociati tornati a casa. Come minimo doveva avere la bellezza di Belèn, visto che questi cavalieri senza macchia, invece di parlare della guerra, della fame e dei corpi sfracellati in nome di Dio, imbambolavano quel fesso con la bellezza della Contessa. O forse Jaufré era un po’ matto e desideroso d’avventura, e poi era uno scrittore, una testa calda: non è improbabile che volessero toglierselo di mezzo. E Jaufré si imbarca e si fa crociato, per raggiungere questa dama, e scrive canzoni d’amore, quest’amor di lontano, da lontano, esasperante e bellissimo. Ma prende una bella tigna in nave, forse la peste, e arriva mezzo morto in Terrasanta. La Contessa lo viene a sapere, e va a trovare questo derelitto, che ha attraversato mezzo mondo amandola senza averla mai vista. Lui la vede, lei lo vede, e l’incanto è rotto: Jaufré muore, sazio d’amore e di giorni. La Contessa fa allestire un funerale con le coffe, e il giorno dopo, presumibilmente tranvata dallo choc, si fa suora e si chiude in convento.

Ora, io mi chiedo: ma perché queste storie, a noi illuministi del cazzo, piacciono tantissimo? Va’ a sapere.

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