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Silenzio tutti.

È scoccato il silenzio elettorale. Fin da ieri sera la libertà d’espressione è stata sospesa, e alla Magione, nel neo-feudo del teatro Garibaldi okkupato, al concerto che aveva messo a soqquadro metà delle bacheche degli asocial network palermitani, i manifesti elettorali di chi quel concerto ha voluto erano mezzi arrotolati su se stessi, gli uni recando la prima parte del nome del candidato, gli altri la seconda metà. Insomma, tutto per bene. D’altro canto, anche prima che scattasse la mezzanotte, mentre i nonni dei tirannosauri suonavano e cantavano per la Palermo prossima ventura, il gregge umano si sballonzolava con le labbra chiuse, senza parlare, senza sorridere, stancamente. Solo i cani randagi e le loro pulci sembravano vitali, a quel concerto, ieri sera. E anche dal vicinissimo teatro Garibaldi okkupato (mai okkupazione è stata più strana nella storia delle umane okkupazioni, ma questo è altro argomento), dal teatro dico, che pure era lievemente più frizzante coi suoi araldi a cianciare davanti al cancello, non si emanavano flussi positivi sulla piazza smorta. Sarà che gli okkupanti sono quasi tutti musicisti indie, e Bennato appartiene a un mondo che non è manco il mio, figuriamoci il loro.

È stato il concerto più silenzioso, più triste della storia dell’umanità.
Come mai?

Non ne ho idea. Credo che sia perché in fondo in fondo
tutti sanno
che non cambierà mai niente.

Francesco Affronti

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