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Bene, ieri facevo tra me e me una riflessione metropolinguistica: ho delle colleghe che non sanno usare l’articolo indeterminativo un/una. Vorrei essere meno intollerante nel mio giudizio, e suggerire un significato o un senso positivo alla questione, ma non ci riesco.

La frasi incriminanti sono le seguenti: «Signora mi può dare una reputazione di Banca Caccapipì?» al posto di: Signora mi saprebbe indicare come giudica la reputazione della Banca Caccapipì? Eccellente, Molto buona, Buona, Mediocre o Scarsa?

La seconda frase è: «Voglio un affetto!», immagino per dire: Voglio un po’ di affetto. Ora, come è facile capire, siamo di fronte a due usi molto diversi di un/una ma in entrambi i casi inteso come semplificatore: nella prima frase sottintende che la signora con cui si parli sappia che deve fornire una risposta tra vari giudizi – e la cosa allucinante è che la signora risponde. Nella seconda, più facilmente, elimina la parola po’ e l’affetto rotola dal suo iperuranio, alla stregua di una merce. Come sempre, il linguaggio riflette la società che lo esprime. E questa notte io ho sognato che telefonavo a Tullio De Mauro.

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