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Palermo procede giorno dopo giorno verso il burrone delle prossime elezioni amministrative. Definire la situazione politica attuale di merda è già farle un complimento.

Intanto, basta aver chiara una cosa: nessuno dei candidati ha a cuore questa città. I loro supporters, meglio ancora: devono salvaguardare i propri interessi e saccheggiare le finanze pubbliche. Semplice come l’acqua.

La storia di queste amministrative 2012 potrebbe essere raccontata sotto varie sfaccettature. C’è la storia degli ex, vecchi e nuovi: e i nuovi sono anche più divertenti. Ci sono le fotografie dei santini, che fanno orrore a tutte le persone oneste e di buon gusto (si capisce, sono poche). Ci sono le quote rosa, rosanero. C’è di tutto. Andiamo con ordine.

Mentre a sinistra l’ombra della Borsellino minacciava di divorare tutto (intendo dire, prima delle primarie), a destra c’era il vuoto, che Cascio (presidente dell’Assemblea della Regione Siciliana, PDL) lasciava intendere di voler colmare; o forse no; o forse sì; o forse supportiamo Marianna Caronia (ex vice-sindaco, ex PDL). Una situazione opaca per la destra, frammentata tra il PDL che aveva portato la città al collasso e le sue costole e costolette. Al centro, Lombardo (presidente della Regione Sicilia, MPA) puntava tutto sul cavallo Costa. Costa uomo nuovo, subito amato da UDC, MPA, FLI, dichiarò subito di essere un ex. Ex PDL intanto, perché alle scorse amministrative aveva votato Orlando (di sinistra, che aveva perso per i brogli del sindaco don Diego Cammarata), ma questo non gli impediva di essere amico di Cascio, che, ricordiamo, è del PDL. La notizia fa venire un sussulto di bile a FLI, dallo scorso dicembre impegnati con gli ex alleati di Forza Italia a gara per chi ce l’ha più lungo: ed è così che nel giro di una settimana il giovane Costa si ritrova a essere anche ex Terzo Polo. Però l’amico Cascio non lo abbandonerà, né altri grandi elettori del PDL. Emerge così al centro Alessandro Aricò, FLI, imposto contro i demoni post-berlusconiani, berlusconiani, o similia. Il quale Aricò è nell’ordine: ex fascista, ex missino, ex AN, ex berlusconiano, ex giovane, e dunque ottimo candidato alla fiera degli ex. Ben più di Costa, senza dubbio. Ma anche Ferrandelli, il candidato insindacabile del centrosinistra è un ex. Ex IDV, ex PD, ex orlandista ed ex studente. Nel giro di brevissimo tempo, da nemico del PD (dalla sponda dipietrista), è passato al PD medesimo quando i capi del suo partito avevano deciso di non candidarlo. E dal PD si è reso odioso a tutta la sinistra del mondo, da Mao Tsé Tung a Filippo Turati, da Gramsci a Fidel Castro: e questo perché mai? Perché per vincere le primarie contro la Borsellino si è fatto votare sottobanco da gente del centro, del Terzo Polo, dicono a Palermo. Insomma, proprio quella che si chiama la qualità del consenso.

Poi ci sono le liste civiche: generali e gesuiti in pensione, traffichini e illustri sconosciuti, sui quali domina Tommaso Dragotto. Imprenditore di 75 anni, un volto fresco, nessuno forse ricorda che già ci aveva provato e miseramente fallito. Il Dragotto ha di fatto rubato gli slogan al candidato per le primarie del centro sinistra, il renziano Faraone, travolto insieme ad Antonella Monastra e Rita Borsellino dal furore ferrandelliano. Slogan urlati, qualunquisti, berlusconiani verrebbe da dire. Tutto fa brodo. Anche l’olio dei motori.

Noi non sapremo cosa succederà. Viviamo sotto la minaccia della candidatura di Leoluca Orlando, e nella certezza che Ferrandelli perda; forse la Borsellino tornerà ancora da Strasburgo, indomita, e mi chiedo ancora se da un lato c’è Palermerò, slogan di non so più bene che candidato, quale ne sarà il futuro anteriore? Ma il grottesco è già il vero vincitore di tutto questo manicomio. Candidati al consiglio comunale con partiti post berlusconiani che fino a sei mesi fa supportavano eventi spiccatamente di sinistra; ferrandelliani e borselliniani che litigano come indemoniati sera dopo sera, tra concerti di appagamento e concerti di rabbia, magari nel giro di duecento metri (immaginate il risultato sonoro); candidati che danno in giro gli indirizzi mail delle loro figlie. Ma la scena più bella in assoluto è la seguente: un ragazzo, uno dei fondatori del movimento 5 Stelle, al lavoro per l’ufficio del coordinamento politico di Futuro e Libertà: sulla scrivania, la foto di Re Umberto II che guarda l’orizzonte dall’esilio. 

F.A. scripsit

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