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Ci sono giorni in cui non si sarebbe capaci di scrivere una riga come si deve. Lambiccarsi il cervello equivale a farsi saltare le cervella. Per quanto ci si sforzi, la sola cosa coerente che può essere espressa è l’incapacità medesima di esprimersi. Mettici addosso pure questo orripilante cielo grigio, che nella mia città fa l’effetto di una esplosione nucleare, una contaminazione radioattiva che ammorba ogni cosa, e sei a posto: spacciato, finito. Oh, magari fossi a Milano, dove questo grigiume è sinonimo di forza, di bella volontà, di fame affamata! E invece resto qui a lagnarmi, come un sognatore romantico che non voglio essere, legato al lordume che la polvere accumula, apparentemente dilavata dalla pioggia ma più trionfante che mai – e non ne capisco la ragione. Vado a farmi una tisana.

F.A.

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