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La signora Curcuruto aveva girato tutta la mattina per tutta la piazza e aveva tutti i piedi gonfi come due melanzane. Tra l’altro di fronte alla cardarella dei cardi in pastella stava pure scivolando – «finché le balate della Vucciria saranno sempre bagnate, il mercato non sarà morto», ma stamattina era tutto asciutto, giustamente, tranne la balata proprio di faccia ai cardi fritti. Meno male che la figlia della pescivendola l’aveva presa per l’ascella e non s’era andata a slogare il collo della caviglia. Per disobbligarsi aveva preso una bella cartata di tonnina buona e almeno sapeva quello che avrebbe cucinato per la cena. Però bella cara la tonnina, tanto valeva andare dal pescivendolo della RAI, in viale Strasburgo! Com’è, come non è, la signora Curcuruto a un certo punto guardò al cielo, era accanto alla fontana. Restò per un attimo a bocca aperta: dove mannaggia erano finite le tende rosse e gialle della Vucciria? Ma una volta era tutto un intrico di tendaggi che il sole manco si vedeva, come in un mercatino zulù e ora… Fece quattro calcoli: almeno almeno non veniva alla Vucciria da quarant’anni. Non si ricordava l’anno ma era un 9 maggio. Era successo qualcosa di brutto quella mattina, avevano ammazzato a uno e a lei quella data l’aveva colpita perché il 9 maggio del 1943 una bomba aveva bloccato l’orologio di Sant’Ignazio all’Olivella. Poi il negozio, i figli che sbraitano se non hanno il cucchiaio di pasta in bocca subito, e per tanti anni aveva fatto la spesa vicino casa, e non c’era più andata alla Vucciria. Di sabato andava a prendere ancora il pane e le olive condite a Porta Carini, ma anche dentro al Capo da vent’anni almeno ci entrava solo per la Madonna della Mercè. La signora Curcuruto comprò un coppo di lumache per farle in brodo e salì verso piazza san Domenico, dalla strada del rosmarino e degli odori. Arrivò fino a san Domenico, e poi tornò indietro, e di nuovo la percorse tutta e alla fine scese l’ultima volta nella piazza della Vucciria, scombussolata. Si decise a chiedere al panellaro:

–  Signor lei, ma dov’è la Drogheria?
– Come dov’è? Là sono, è un pezzo che ci passa per davanti!
–  No, non quelli! La Drogheria del Coccodrillo! Non la vedo!
–  Sì, il coccodrillo e la giraffa! Il coccodrillo in Africa lo trova, signò! – e il panellaro scoppiò a ridere e diede una gomitata di scherno al suo compare, che doveva essere suo nipote.

All’improvviso la signora Curcuruto si sentì vecchia.

Francesco Affronti

2 thoughts on “La drogheria del coccodrillo

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