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E così il capitano si mette in salvo prima di tutti gli altri.
Di faccia all’Isola del Giglio, in quel lembo di mare punteggiato da isolette in cui in altre epoche Napoleone tralignava, Victor Hugo giocava coi lego e Edmond Dantès trovava il favoloso tesoro di Montecristo, la storia è tornata indietro, indietro, al tempo in cui il più forte per salvarsi teneva ben forti le mani sul collo del debole. Il capitano si è messo in salvo prima di tutti gli altri, passeggeri e marinai. Un piccolo gesto per l’uomo, un grande ceffone a millenni di tradizione marinara per l’umanità *. E tra il capitano e i topi che fuggono prima che la nave affondi s’è annullata ogni differenza.

E dire che mi avevano insegnato che persino degli anatroccoli sprezzano il pericolo e salgono su una nave che affonda per salvare un altro anatroccolo. Lo zio Carl (Barks) ci inganna, nella meravigliosa Paperino e il capitan Malocchio (1964): i ratti sembravano voler fuggire, di primo acchito (vedi sopra). Ma poi scopriamo che lasciano la nave e il disastro insieme agli anatroccoli, sono stati con loro a salvare le piume, e ne condividono i dolori

e le gioie.

Ratti d’altri tempi.
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* La cosa curiosa è che sto ceffone l’ha mollato dopo aver ottemperato alla tradizione dell’inchino all’isola. La tradizione, decisamente, non è il forte di questo valoroso capitano.

Francesco Affronti scripsit

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