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STORIA DI    2 FOTO

e di altre cose non dette ancora.

Me ne rendo conto. Un titolo del genere, nel labirinto sentimentale della mia mente, dovrebbe evocare la storia delle due foto che, più di ogni altra, mi sono vicine. L’una, la macchina da scrivere qui sopra, di Marco Amantia; l’altra, a fianco, famosissima, di Man Ray. La celebre Kiki de Montparnasse. Storie molto diverse e distanti. La prima è la storia di un talento ancora balbuziente, ma che lascia già intravedere quanta anima possa stare dietro il congegno fotografico. E quanto amore, quanto rispetto per il mondo che ci circonda e del quale noi siamo solo i custodi. Al massimo, i timidi adami che danno nome alle cose. La seconda è l’emblema di quella canaglia geniale quale fu Kiki de Montparnasse e che un giorno o l’altro racconterò compiutamente.

La storia che invece voglio raccontare è quella, per me gustosissima, delle due foto che seguono:

Un pomeriggio come tanti alla Feltrinelli. Arriva Stefano Benni, lo Stefanone nazionale. Una massa immane e timida inizia a processare fino al maestro, per farsi autografare libri e rivolgergli qualche preghiera. Finché non giunge l’amatissimo Mario Azzolini a scombinare le religiose carte. La processione si arresta, il set cambia e Stefano Benni si trova al centro di un vero e proprio cabaret. Mario improvvisa battute, compare un pianoforte, qualcuno suona, c’è chi tenta di cantare, si scherza con lo Stefanone e la sua forfora. Da qualche parte, mezzo nascosta, una fotografa in erba, Nicoletta Fersini, timida à mourir. Ed io, spalleggiato da un gruppo simpaticissimo e scalmanato di ragazzi, le chiedo spudoratamente di fotografarci. Che lo Stefanone dovrebbe indispettirsi? Macché, è il gioco delle parti, lui è qui a schizzarci disegnini sui libri, Azzolini snocciola aneddoti divertenti, la tizia al pianoforte non riesce a sintonizzarsi col musicista e sembra un angolo di Corrida, quando il maestro Pregadio e i concorrenti viaggiavano beatamente su binari paralleli e incomunicabili! E non vogliamo fare una fotografia? Sù Nicon, sguaina la tua macchina, è il momento giusto! La Nico (Nicon, appunto) sente il sacro fuoco svegliarsi. Ed emette queste due belle fotografie. Va bene, direte: ma sono due scatti banalissimi, non c’è niente di artistico, di concettuale. E io vi dico: ma chi se ne frega! E poi, guardiamo con attenzione. La prima foto è un capolavoro. I candidi capelli di Benni che sembrano una piccola neve su un pezzo del faccino del ragazzo (Peppe Attinasi), in un tripudio di sorrisi così schietti da dare la prova più sfacciata (direi quasi da invidia) dello stare bene lì in quel momento. Lo sguardo sperso di Azzolini che sta pensando a una nuova boutade, in mezzo alla gioventù bellissima di trovarsi in mezzo ai sacri vecchi. E la seconda, ne vogliamo parlare? Benni con la penna in mano, Azzolini che stringe un manoscritto, e quell’ufo di me al centro, il classico prezzemolo in mezzo all’insalata. Eppure, non lo dico perché si tratta di me, un ufo che mette in relazione mondi diversi, la scrittura classica (Benni) e il giornalismo d’un pezzo (Azzolini) con l’universo multimediale, il blog che…

Francesco Affronti

(le foto con Benni appartengono a Nicoletta Fersini; la foto in bianco e nero della macchina da scrivere è di Marco Amantia – come si dice in questi casi, tutti i diritti sono riservati)

2 thoughts on “Storia di due foto

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