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Leonardo Sciascia, che non sapeva parlare ma i tasti della macchina da scrivere riusciva a far cantare divinamente, al principio del grande crepuscolo che ancora ci avvolge sosteneva che: «Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. A forza di andare in profondità, si è sprofondati. Soltanto l’intelligenza, l’intelligenza che è anche “leggerezza”, che sa essere “leggera”, può sperare di risalire alla superficialità, alla banalità.» Da qui discende l’idea di intelligenza come chiarezza, semplicità, semplificazione. Per Sciascia lo stupido è sempre complicato, come il berretto di Charles Bovary, su cui Flaubert si concentra (e ci trascina) per un’intera pagina, fino a concludere al colmo della disperazione che quel cappellino ha l’aspetto del viso di un idiota*. Vivendo in un mondo che alla semplicità dell’intelligenza oppone l’idiozia della complicazione, l’impostura della profondità, ho sempre avuto poca simpatia per tutto ciò che si mostra confuso, complicato, da svelare, interpretare. Figuratevi quando per la prima volta ho aperto il blog di Roberto Oddo e mi trovo beata e sfacciata questa massima!


Che dire? Nessuno è perfetto. Per fortuna. In fondo ho cianciato tanto di semplificazione finora ma ho usato proposizioni da metter paura a Proust. Das Kabarett è diventato per me un luogo da visitare abitualmente, in cui – permettete la metafora? – mi sento a casa mia, a mio agio. Intanto perché non si tratta del classico blog in cui leggi notizie cento volte lette altrove; Roberto Oddo vi riflette della letteratura (della letteratura come sistema, come habitus mentale per osservare il mondo) e del cinema, dei film che hanno costruito tutti i miti con i quali dobbiamo ancora oggi avere a che fare, oh amata-e-odiata Hollywood! E di tanto in tanto, quasi se ne vergognasse, lancia in silenzio dei versi stridenti e bellissimi, malinconici, ermetici ed eleganti, all’apparenza, come gemme borboniche: in realtà semplici come mollichine di pane bianco, destinate a noi piccioni affamati nel parco, che li spilucchiamo, in silenzio, e ci voltiamo intorno, come a cercarne altre. Das Kabarett in merito si mostra assai parco. Lo interrogherò in proposito. E con questo rimando, con questa pietra gettata oltre le tende (da ripescare, naturalmente) poso la penna. E, per restare fedele a quel côté gotico che qualcuno intravede nella mia opera, tra la festa (?!) delle forze armate e quella dei santi, quella di Halloween e il prossimo San Martino, preferisco augurare a tutti buoni morti.
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*Da notare, tra l’altro, come tutta la tecnica naturalista di descrizione minuziosa e accurata vada a rotolare nella polvere con la più banale delle figure retoriche, la metafora.

One thought on “Das Kabarett

  1. interessante…. sinteticamente auguro a voi tutti buoni morti… ricordando o popolo semplice è il comunicare…. complesso è il capire poiche nel complicato l’inteletto rifugio non trova… ma nella semplicità esso trova riparo e con questo mi ritiro nelle mie stanze laddove un bel confetto al pistacchio mi attende… magari piu di uno… diciamo tre va

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