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Lo sapevamo. Era rimasta intatta e conservata così a lungo proprio perché seppellita da tonnellate di lava, in una sorta di camera stagna, fuori dalla corrosione dell’ossigeno, della pioggia, dell’imbecillità degli uomini. Adesso Pompei si sgretola e i cadaveri mummificati da millenni nell’atto di fuggire al disastro, le disperazioni scavate a calce nei corpi, il terrore immoto di una intera città reso eterno in un attimo, finalmente si scioglie, e sarà la pace, il riposo della polvere che torna alla polvere, della cenere che si annulla nel vento. Ciò non ci esime dal mangiarci le mani e piangere d’umiliazione. Siano pure travolti da terremoti uomini e cani, crepi un intero popolo della morte più atroce ma lasciateci la consolazione del ricordo eterno, del monumento, il canto del poeta che sfida i secoli e che sarà ripetuto da tutti gli uomini che verranno! La verità è che noi italiani preferiamo (o preferiremmo) salvare una bella chiesa al posto di alleviare le sofferenze di chi ci circonda perché restiamo terribilmente “classici”. Quando è crollata Assisi la prima cosa che abbiamo fatto è stata resuscitare gli affreschi di Giotto. Per decenni gli umbri hanno dormito nei camper. All’Aquila mi risulta che il centro storico sia stato reso agibile a velocità supersonica mentre nella fattispecie i cittadini continuano a dormire all’aria aperta, per terra. Il disfacimento di Pompei si configura così come la negazione di tutta la nostra esagerata cultura classica; è il ghigno dello stupido che sbeffeggia il David perché ha il pisello striminzito. Chi è lo stupido? Bondi? Galan? Tremonti? Gli italiani che hanno votato PiDiElle? Come sarà difficile raccontare ai posteri tutto quello che sta succedendo! Cosa diremo ai nostri nipoti quando ci chiederanno perché abbiamo lasciato sfarinare Pompei? Dovremo rispondere: eravamo barbari. Sì, siamo barbari. Senza alcuna accezione positiva. Nel ‘700 gli scavi erano all’ordine del giorno e tutti gli intellettuali d’Europa non parlavano d’altro. I Borboni negavano la libertà di stampa ma riesumavano Ercolano e Pompei. Chiunque riteneva che un viaggio in Italia, a diretto contatto con i monumenti dell’antichità, fosse indispensabile per l’educazione di un membro della buona società. Dalla rinascita di Pompei sorse il neoclassicismo e Goethe arrivò ad affermare, con le lacrime agli occhi dall’emozione, che di tutte le sciagure naturali che si erano abbattute sull’umanità nessuna aveva mai procurato ai posteri tanta gioia.

Spazzato via, tutto.

(a dx: vittime mummificate di Pompei. Sotto: veduta a vol di fumo di Vesuvio di Pompei)

Francesco Affronti

3 thoughts on “Con Pompei crolla il liceo classico

  1. Caro Franz,
    Nobilissimo il tuo articolo, negli intenti e nella forma: è un piacere leggere la tua prosa graffiante.
    E’ vero che siamo dei barbari: -Barbaroì tines-: “alcuni di quelli che non sanno parlare”, che non sanno usare il lògos, né nei fatti né nelle parole. “Alcuni di quelli che non sanno pensare” direi: è per questo che tutto ciò accade… Bondi? Galàn? Gli altri della “cricca” longobardo-pidiellina? Anche, è anche loro la colpa di questo Tardo Impero, di questo clima di decadenza estrema, volgare e oscena in cui oggi il nostro Paese vive, in cui NOI viviamo. Difficile stabilire di chi sia la colpa, l’intera colpa. “La colpa è dei tempi”, la colpa è della “cricca”, la colpa è dei media, la colpa è delle trasmissioni TV popolate da “tronisti”, “vallette”, “veline”, vecchi che pomiciano indecorosamente alle 14 o giù di lì sul Canale 5 di Nostra Signora De Filippi.
    Ma la vera colpa è forse dell’incoscienza, dell’insipienza e dell’ignoranza?
    E’ vero: la “cricca”, i media, la TV diseducativa e “meretricesca” manipolano la gente, ma la gente è permeabile alla manipolazione, perché non ha “coscienza”, è intrisa di disvalori ed è ignorante.
    Ma è più ignorante di quanto non lo sia stata ieri? Non credo, o forse solo un po’ di più… E allora bisogna tornare ai media e alla “cricca” che vi sta dietro.
    La gente, la massa, le masse, sono per definizione manipolabili: sì, è chiaro, più non sanno e sono “incoscienti”, più sono manipolabili, ma in vero sono manipolabili di per sé, in quanto masse… E allora sì, la colpa è della “cricca” e dei suoi media.
    Insieme a Pompei crolla il liceo classico, è vero, Franz, titolo acutissimo il tuo: quell’insieme di valori “classici” che fondano l’italianità (detto senza sciovinismo), dal Rinascimento sino alla fine degli anni ’90, sino all’esplosione del berlusconismo, scricchiola sempre di più sotto i colpi della signora Gelmini, della signora De Filippi, del signor Berlusconi, del signor Bondi, del signor Galàn, mentre l’ignoranza, una “novella peste” permette loro di demolire la nostra cultura in mezzo al disinteresse e al desolante silenzio delle masse complici.

    Marco Occhipinti

    PS:
    Aggiungo delle “note” secondarie, che non priveranno (né intendono il alcun modo farlo) il tuo articolo del suo valore:
    Pompei non fu sepolta dalla lava, ma da cenere e lapilli e soffocata da gas ed esalazioni vulcanici e il tutto non accadde “in un momento”, ma nel giro di un po’ di ore.
    I famosi corpi delle vittime non sono mummie, ma calchi, ottenuti tra Sette e Ottocento riempendo di gesso o altro materiale i vuoti lasciati dai cadaveri nel materiale vulcanico solidificato.

  2. Leggendo gli interventi di Stresserentola e Marco ho provato una sorta di sollievo. In mezzo a tanta preoccupazione per la finanza e le borse e l’accumulo spaventoso di oro e la miseria in cui siamo gettati da una freccia che va su e giù dentro un grafico, non sono il solo a disperarmi per Pompei, per lo sfacelo della cultura!
    Ah! Grazie Marco per avermi ricordato Plinio ma ancor più per avermi spiegato l’affare dei calchi che non conoscevo!

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