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Le relazioni pericolose è stato scritto da un certo Choderlos de Laclos. Dico “un certo” perché a differenza di moltissimi altri autori dello stesso periodo (fine ‘700) di lui si sa pochissimo; ebbe una vita priva di avvenimenti eclatanti, niente salotti, quasi un maniaco tutto marcia-e-Rousseau. Si trattava di un soldato, in giro per fortini sonnolenti e profetici (lungo l’asse che più di cento anni dopo avrebbe contrapposto la Francia alla Germania, quella linea di terre che ancora oggi vomitano il sangue del 1870 e del 1914 e sulle quali vorremmo solo continuare a vedere sventolare le bandiere dell’Europa); ma allora, ai tempi di Laclos, era solo un confine di quart’ordine, nel pieno della più pidocchiosa campagna. I reggimenti di Laclos ebbero qualche sussulto sul finire della Rivoluzione francese, quando ammazzarono qualche monarchico e poi, sotto Napoleone, quando furono dislocati giù nel sud dell’Italia. Laclos aveva letto Rousseau, e lo trovava divino. Lo sedusse su tutte l’idea che un uomo (e soprattutto una donna) è corrotto dalla civiltà, mentre il selvaticume lo lasciano virtuoso e buon padre di famiglia (soprattutto madre di famiglia). Era l’epoca del grande libertinaggio, le donne vissero una stagione di libertà (anche sessuale) quale non avrebbero mai più avuto nella storia, visto che il ’68 avrebbe creato una donna-che-vuole-fare-come-l’uomo. A fine ‘700 la donna non avrebbe mai desiderato avere la vita dell’uomo, con le sue idiote responsabilità e la sua vanagloria; del resto si trattava di donne che, gli uomini, li tenevano per le palle. E che facevano, mi sia permessa l’espressione, il cazzo che volevano. Laclos ne conobbe qualcuna, di quelle che ti facevano a pezzi con un sorriso, abili seduttrici che avevano il potere di mandare al fronte l’amante che avrebbe procurato loro noia, bastando una sapiente chiacchierata col Ministro di turno. Quelle donne potevano tutto, e lo volevano. Laclos dovette confrontarsi con il sesso femminile per tutta la vita, sviluppando l’idea che la donna-naturale sarebbe perita se la sua educazione fosse stata contaminata dalla corruzione della società. Ai margini del grande anfiteatro del mondo, nelle campagne, dentro i conventi, le donne erano salve. Appena fuori, sarebbero state perdute. Chi poi fosse la donna-naturale, nemmeno Rousseau aveva saputo dire: un’astrazione, un’idea. Ci avrebbe pensato Laclos a regalarci la più struggente, e autentica, e bella donna-naturale…  Per mezzo di una forza immaginativa tanto potente quanto crudele.

Come si dà che un soldato semi-sconosciuto ad un certo punto della sua vita si metta a scrivere un romanzo sui rapporti uomo-donna? Sulle conseguenze pericolose che può avere nella vita una sola relazione pericolosa? Non ne sappiamo nulla. Ad un certo punto, dalle lettere che spedisce alle sue amiche (ovviamente virtuose), emerge questa frase: voglio scrivere un romanzo che faccia scandalo e che resterà anche dopo la mia morte. Oggi nemmeno uno scrittore scriverebbe una cosa del genere e fa tanto impressione vedere che il soldatino Laclos riuscisse ad avere tutta quella determinazione che a quasi duecentotrent’anni di distanza (1782) continua a dargli ragione… Voglio immaginare che Choderlos de Laclos fosse stato frustrato in una qualche aspirazione amorosa. Mi piace credere, banalissimamente, che una sua amica galante si fosse presa gioco di lui. E che lui ne soffrisse, com’è naturale. E si chiuse nella sua cella di soldato-letterato, precedendo Vigny, Stendhal, Foscolo – e senza le loro paturnie romantiche. Aveva capito come funzionava la società: gli uomini e le donne libertini manovrano i loro simili come un capitano sposta i suoi uomini da un confine a un altro. Il loro piacere è il potere prima ancora della lussuria. La lussuria stessa, è tutta intellettuale; è un gioco di astuzie per togliere il terreno sotto ai piedi all’imbecille di turno. Soprende come nessuno si renda conto che questa visione delle cose sembra avvolgere tutto in un’atmosfera di guerra. Spionaggio, tattica, scaramucce, duello, scacco. Sono questi gli elementi che fondano Le relazioni pericolose, luogo in cui se l’uomo resta superiore (come vedremo), le donne non si fanno certo prendere che al prezzo di una dura battaglia. Finita la quale, anche la vittoria non avrà più senso.

Il modello di romanzo al quale Laclos si affida è quello del romanzo epistolare, tanto caro a Rousseau e a tutto il XVIII secolo. Ma il progetto si presentava grandioso. Le visioni del mondo, quando i sessi si scontrano, sono ben più di due. Nel caso di Laclos, c’era la volontà di mettere in scena la donna-naturale, la donna libertina, l’uomo libertino, l’uomo sentimentale, i virtuosi e gli abietti. Nel romanzo epistolare classico, l’io narrante o è unico (secondo la tecnica per cui lo scrivente manda le lettere ad un amico) o è duplice (due visioni del mondo che si polarizzano in due personaggi e/o nei loro amici o servi, vedi il caso delle Lettere Persiane). Se ogni uomo e ogni donna presente nel romanzo avrebbe potuto (e dovuto) dire io sono, bisognava trovare il modo di dare a tutti lo spazio giusto. Nella sfida che i suoi personaggi gli lanciavano, Laclos avrebbe felicemente perso di vista il proprio punto di vista, limitandosi a fare agire gli autori delle sue lettere. Due donne, su tutte, si sarebbero fatte largo monopolizzando la sua immaginazione. La prima, la Tourvel, la donna che si lascia traviare nelle sue convinzioni più profonde e impazzisce d’amore; ma di più la seconda, la Marquise de Merteuil: cinica, simulatrice, perfida, la vera protagonista e l’arbitro potente dei destini di tutti. Anche di quello di Laclos.

cercando su Internet LACLOS ho trovato questo pezzo di ragazzone: O_O*

One thought on “2a puntata de “Le relazioni pericolose” – L’uomo e le donne

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