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Da tanto tempo non faccio il pelo a questioni d’attualità, per la semplice ragione che l’attualità è così opprimente e laida che si sente quasi il bisogno del disimpegno, dell’evasione, del ritiro dal mondo: come al modo dei pittori manieristi, mi sento del tutto incapace di incidere sulla realtà a me circostante. Fa pena, ma è così. Non il milione di firme per abrogare la legge elettorale-porcata (spiace ascoltare ogni giorno il pur ironico eufemismo “porcellum”), né la domanda che mi pongo da settimane (che fine ha fatto la guerra libica? E Gheddafi?), nemmeno l’imminente sentenza sulla colpevolezza di Amanda Knox mi ha convinto a rimettermi a discutere di attualità. Solo due fatti, molto semplici.

L’imprenditore Diego della Valle, quello della “è bello camminare in una valle verde” (Lady Gaga farebbe mai oggi una pubblicità così bassa e con la stessa classe della Carrà?) ha scritto un papellone lungo una pagina da Corriere per dire BASTA ai politici che ci dominano. Polemicona. Ovviamente nessuno ha letto quella lettera aperta. Nemmeno io: per parlarne pare che non serva. Mi ha incuriosito che un uomo d’ordine si sia messo a dire le medesime cose che già diceva due/tre anni fa Beppe Grillo. Allora si tacciavano i grillini di qualunquismo e anti-politica: non a torto, e per prudenza non dirò cosa ne penso io di Grillo, la parola qualunquismo troppo benevola essendo per il mio vocabolario politico. Mio padre, coerentemente a quello che si diceva allora per il movimento-Vaffa, critica della Valle: “Non si può fare anti-politica senza proporre niente” dice, assennatamente. C’è da domandarsi se quella che fanno i nostri politici sia politica, o se non siano piuttosto loro, l’anti-politica. Bossi non ha la stessa levatura di Roosvelt, né Berlusconi quella di Caligola; Casini non assomiglia né a De Gasperi, né a Moro, né a Cossiga, e nemmeno ad Andreotti. Bersani è un ologramma, Nichi Vendola farebbe vomitare Antonio Gramsci e Di Pietro è degno di un Bissolati o di un Turati: per sempre all’opposizione, duro e puro, l’onta del governare, dell’aggiustare, del regolare. Rimpiango di non essere nato in qualunque altro paese che non sia la caricatura di uno Stato.

Numero due, la seguente conversazione. Autentica. Si tratta delle mie vicine di casa. Livello intellettuale, come vedrete, rasoterra. Ma molto genuine, che badano a ciò che nella vita conta davvero: mangiare, bere, sposarsi, fare figli, scopare, applaudire o piangere di fronte a Maria De Filippi, tifare per il Palermo, infestare di lucine colorate tutta la casa durante le feste di Natale, giocare a carte fino a notte fonda d’estate, litigare ad alta voce e arrivare quasi alle mani, ridere a crepapancia, fare la cacca, la pipì, litigare con la suocera, trattare male la serva. Insomma, vivere. Forse un po’ grossolanamente, ma fa molto “sa di popolo”.

DRAMATIS PERSONAE: Virginia (26enne, sposata, due tette grosse così)

Luciana (madre di Virginia, divorziata, innumerevoli amanti sul groppone, attualmente ha un fidanzato che spaccia come il suo nuovo marito)

Luisa (la serva. Sarebbe meglio dire schiava; orfana, messa in casa per pietà e interesse: lavora tutto il giorno e se sgarra la trattano come la gatta alla quale si strofina il muso nella sua stessa pipì per insegnarle che non si fa)

La vecchia (madre di Luciana e nonna di Virginia. Vera e propria mater familias. Di fronte a lei si dubita che il patriarcato si sia mai affacciato nella storia dell’umanità).

VIRGINIA – Questo papa non doveva essere papa!

LUCIANA – Ci vuole un papa giovane!

LUISA – Ma che vuol dire papa?

LA VECCHIA – Chi i fici Dio!

LUCIANA – E chi si pigghiano i picciuli du Stato senza fare niente! Come a Berlusconi. Com’è che ancora unn’ammazzano, non lo capisco.

LUISA – E perché, poverino?

LUCIANA – Rivoluzione ci vuole, armi in mano e rivoluzione! Anarchia e monarchia, come in Inghilterra! (mormorio d’approvazione da parte di VIRGINIA e della VECCHIA)

Mi permetterete di tralasciare cosa possa voler significare anarchia e monarchia, come in Inghilterra!, quello che mi turba è che se queste persone, che di norma si occupano di politica solo quando Emilio Fede le istiga al linciaggio dei giudici, si mettono oggi a fare un discorso del genere, legando stato e chiesa in un unico astioso disprezzo, pronte a infilzare al forcone il loro ex nume tutelare Berlusconi, ecco, ecco… Sta cambiando qualcosa.

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