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Mentre aspettavamo la sera
ci siamo grattati la pelle
al salire dell’umidità della città
ci siamo tanto grattati la pelle
a vedere gente che non parlava
ci siamo tanto grattati la pelle
nello scolorire degli alberi delle case delle barbe
che ci provocavamo graffi rossi
graffi di cinque righe
a non vedere più negli occhi
graffi dappertutto
faceva caldo
diventavamo rossi nella palude
ci grattavamo e boccheggiavamo
e ci bruciavano gli occhi
a vedere quei soldi
ci bruciava la pelle di sangue
mentre gli uomini cadevano
a cinque a cinque
cadevano sul cemento
di prati non ce n’erano più
cadevano e si riempivano di piscia e merda
cadevano e si grattavano con i ciocchi
cadevano e dei grossi stivali li masticavano
grattavano la pelle degli altri
grattavano le ossa rimaste
le rosicchiavano senza denti
fino a sfondarsi il naso con le ossa
e noi ci grattavamo
fuori dai cancelli
dentro nei cancelli
qualcuno decideva per noi
e noi eravamo solo concime
dei loro esperimenti sbagliati
ci grattavamo fino a venire
ci grattavamo le mucose le vulve i seni
ovunque ci desse sollievo
fino a quando non avemmo più pelle
per proteggerci dai mosconi
alla sera eravamo diventati carcasse

______________________________

Ti ricordi quando
ti guardi allo specchio
e parli coi tuoi occhi
chiedendo informazioni
di scarso interesse
e poi ti svegli di colpo
e non hai detto nulla
blaterii blaterati slavati
e nemmeno li hai ascoltati
un bel click che ti fermi
il tuo profilo imbalsamato
occhi fissi e tutto il resto
un cesto di pezzi di scemo
buoni solo ad addobbare
arti di manichini…

____________________________

Il vuoto ci aveva preso a tal punto
che abbiamo cominciato a morderci le labbra
fino a masticarle e mangiarle
e sapevano di detersivo
pure gli occhi e il naso
e il cavo dell’udito
per non parlare dei tocchi
di pelle che copriva le mani.
Poi fu la volta dell’aria respirata,
di ciò che ci passava per la testa
masticavamo tutto quello che resta
cielo in tempesta dentro di me
dietro, di pura neve un ventre.

Le poesie sono di Davide Locati, poeta e letterato operante tra Milano, Bologna e Strasburgo. Sono state pubblicate senza il suo consenso e sono pronto a risarcire l’onore del poeta qualora ritenesse che io abbia leso la sua proprietà intellettuale.

3 thoughts on “Versi presi a scrocco

  1. Dì al tuo amico poeta
    che questo spazio è troppo piccolo per un’anima così grande
    voglio leggerne ancora e ancora
    perchè un mi piace sarebbe riduttivo
    grazie amico per questo piccolo furto
    questo è uno dei casi in cui il fine giustifica i mezzi🙂

  2. Una sensibilità spietata e sofferente. Nuove unioni di parole per guardare l’abisso che si ha dentro. Francesco, con questi versi hai aperto uno spiraglio su un universo ricchissimo!
    Il tuo amico ha tutta la mia stima.

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