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Dunque, stavolta racconterò una storia che è ancora in corso. Una storia di salute: la protagonista è sempre la felicissima Palermo.

Claudio, un amico che ha solo un anno in più di me, acquario anche lui, con una tendenza alla calvizie forse maggiore della mia, soffre di dolori atroci allo stomaco. Da mesi. Anche lui è un ipocondriaco della peggior specie, quella che lamenta sempre di avere un piede nella fossa ma piuttosto che darsi alla medicina si sforza di guarire con la forza del pensiero. Sì, se non l’aveste capito, anch’io sono uno di quelli. Com’è, come non è, durante il tardo pomeriggio di un paio di giorni fa non può fare a meno di sottoporsi ad una colonscopia.

La colonscopia è un esame che permette di osservare dall’interno il colon, che è una frattaglia, un pezzo di intestino. Nei paesi evoluti si utilizzano delle capsule-sonda, delle caramelle-telecamere, delle pasticche di ecstasy del dottore. Uno le inghiotte e via, alla scoperta del favoloso mondo dell’intestino! Da noi, che siamo una colonia del Bunga-bunghistan, il colon si esplora con una bacchetta del 1800, un tubicino sottile (poi, si capisce, per chi non è abituato a introdurre… Lasciamo stare) che si infila attraverso l’ano* alla ricerca di infiammazioni perdute. L’esame dura suppergiù trenta minuti** ed esplora, spia, setaccia. Claudio si sottopone a quest’arnese e l’esame non riscontra nulla di particolare. E poi torna a casa. Alla sera i dolori al basso ventre si fanno ancora più acuti. I medici dell’Ospedale civico di Palermo-felicissima hanno detto che è normale sentire qualche gonfiore o crampo dopo l’esame. Si tratta di aria residua rimasta nell’intestino. Dopo qualche ora tutto si normalizza. Claudio attende. Macché, una notte d’inferno a gridare ahi-ahi. Ma si sa, Claudio è un malade imaginaire.

L’indomani il dolore troppo forte costringe un’autoambulanza a raccoglierlo e portarlo in un ospedale – non lo stesso del giorno prima. E cosa scoprono i signori medici? Che ha liquido nell’intestino. Deve essere sottoposto ad un’operazione illico et immediate. No, non c’è nemmeno il tempo per fare testamento o fumare una sigaretta. No, neanche una frase pomposa, di quelle che filosofi e ciarlatani dicono prima di crepare, che so, un “Quale artista muore con me!” (Nerone, con una cetra in mano) o “Fiamme! Di già?!” (Voltaire, di fronte a una candela che si smoccolava sul suo letto di morte) oppure “Galileo ha vinto!” (un imperatore pagano, riferendosi al Cristo redentore che soppiantava le favolette mitologiche alle quali era stato allevato). No, niente di tutto questo e guai ai vinti.

Dopo un paio d’ore, mentre la statua della Madre del dio al quale siamo stati allevati stava per scambiare il suo regno per avere delle braccia mobili come una Barbie qualunque, così da tapparsi le orecchie per non sentire più invocazioni e preghiere di una mamma col colon in gola, i signori medici annunciano che l’operazione è finita e Claudio deve restare immobile e mangiare semolino per tutta la durata della degenza. Ma sapere cos’è successo…? Certo: durante la colonscopia si dev’essere spezzato un vaso sanguigno e sangue su sangue stava invadendo lo stomaco del ragazzo. So’ cose che capitano signora. Sì, ma poteva lasciarci le penne. E non aveva nemmeno fatto testamento, e la sigaretta, e nemmeno… Signò, è tuttapposto. Creda a me: se arrivava un’ora dopo, potevamo solo consigliarle di affidarsi all’agenzia dei fratelli Paternostro: fanno delle casse signora mia…! Anche se le corone di Diotallevi sono un must qui a Palermo…

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* sì, hai letto bene amico eterosessuale, ma non ti spaventare: se vuoi ne riparliamo.

** esatto amico omosessuale, TRENTA MINUTI. Nemmeno il tuo miglior partner ha mai saputo reggere così tanto, non è vero?

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