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C’era una volta un architetto che aveva un amico imbroglione. Quest’amico aveva un giorno perso tutti i suoi soldi al gioco insieme ad altri che in furberia l’avevano superato in quella sera; ed andò allora dall’amico, l’architetto, dicendo pressappoco queste parole: “Amico mio, caro architetto! Ho perso tutto al gioco e ho promesso di dare ancora mille soldi che non ho con me. Aiutami, per favore! Tu sei un bravo architetto, sei saggio e rispettato, prestami quei mille soldi! Non appena li guadagnerò al gioco te li renderò!” L’architetto non credeva che il gioco gli avrebbe fatto rientrare quei soldi ma essendo un uomo debole si lasciò tentare e diede allo scellerato amico mille soldi che prese da un gruzzolo che serviva per una impresa.

Il giorno dopo il sovrintendente all’edilizia urbana andò dall’architetto e gli comunicò che poteva cominciare a far costruire un bel palazzo che avrebbe ospitato otto famiglie indigenti. L’architetto non disse al sovrintendente che aveva sottratto mille soldi dal progetto e si mise al lavoro. Dopo una settimana gli operai avevano scavato le fondamenta. Dopo un’altra settimana gli operai avevano eretto i muri. Dopo altri sette giorni furono pronte le scale e le finestre. Alla quarta settimana gli operai dovevano fare i balconi accanto alle finestre ma non avevano più il cemento necessario. Il capo-mastro andò allora dall’architetto: bisognava spendere gli ultimi mille soldi per l’acquisto del cemento. L’architettò tremò e temette di essere perduto. “Capo-mastro, quando volete questo cemento?” chiese l’architetto al suo sottoposto. E quelli rispose: “Quando a lei fa comodo, entro una settimana. Poi è la Pasqua e dobbiamo finire il nostro lavoro.” L’architetto lo congedò e chiamò al telefono il suo amico, il giocatore: “Hai vinto i miei mille soldi che ti ho prestato?”; “Ahimé no, architetto mio! Li ho invece perduti e sono in miseria!”; “Bravo asino! E io come compro il cemento che mi serve per i balconi?”; “Architetto mio ho un’idea: andiamo in spiaggia questa notte, con due carriole e due pale e sacchi di stoffa. Prendiamo la sabbia e tu potrai spacciarla come cemento. Non avrai debiti e potrai far fare i tuoi balconi.” L’architetto disse di no perché non lo trovava conforme ai canoni della buona muratura. E l’amico gli disse: “Andiamo in spiaggia stanotte, architetto mio. Se non potremo camuffare la sabbia per cemento dovrai aspettare di trovare mille soldi e fino ad allora dovrai aver paura che il sovrintendente non si adiri e ti tolga l’incarico e lo dia a un altro.” Ma l’architetto aveva paura che la sabbia non fosse resistente come il cemento. E l’amico disgraziato gli disse: “Amico mio, andiamo in spiaggia a prender la sabbia, stanotte! Se vorrai rendere la sabbia più dura mescoliamola con la terra e con l’acqua, e l’effetto sarà uguale al cemento.” E quella notte l’architetto e l’amico presero la sabbia e la mescolarono alla terra e all’acqua e pareva che fosse diventata cemento e il giorno appresso gli operai non si accorsero dell’inganno. E a Pasqua il palazzo era pronto e vennero ad abitarci otto famiglie con tanti figli.

E un giorno ch’era tanto caldo una signora, dopo aver messo a letto i figli, andò a prendere un poco di fresco il balcone. Era molto secco e la signora sudava. Anche sotto il suo vicino si dava aria con le mani, appoggiato alla ringhiera del balcone. Ma il caldo aveva essiccato a tal punto i balconi che la signora si sentì cadere e trascinare giù; e come fu venuta giù uccise il vicino che non aveva potuto scappare e i due balconi crollarono fino a terra con gran polvere e fracasso. Il rumore chiamò tutti i vicini e per primi i bambini videro quello che era successo. Da allora le persiane di tutti i balconi sono state chiuse e nessuno si avvicinò più fuori. I due balconi sono rimasti non ricostruti e le famiglie hanno intentato una causa presso il tribunale della giustizia contro il sovrintendente all’edilizia urbana; e quest’ultimo verso l’architetto; e l’architetto contro l’amico baro e imbroglione. Ma i buoni giudici hanno chiamato i bambini, i figli dei poveri uomini che vivono in quella casa. E hanno sentito per primi gli orfanelli e poi anche gli altri, amici degli altri, che tremano dallo spavento: uno di loro ha detto al giudice più saggio: “Signor buon giudice, che tristezza se capitasse anche alla mia sorellina e a me di rimanere senza mamma e papà come ai nostri amici del Primo e del Secondo piano!” E i giudici decisero la pena massima per il cattivo architetto imbroglione e per il suo amico baro.

Morale:

On ne s’afflige point d’avoir beaucoup d’enfants, /Quand ils sont tous beaux, bien faits et bien grands, /Et d’un extérieur qui brille; /Mais si l’un d’eux est faible, ou ne dit mot, /On le méprise, on le raille, on le pille: /Quelquefois, cependant, c’est ce petit marmot /Qui fera le bonheur de toute la famille.
                                                                          Illustrazione di Gustave Doré

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