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L’11 giugno del 2009 annotai qui una storiella sorprendentemente umoristica che mi era capitato di sentire (credo al Tg1, che quanto ad articoli di costume o pop non lo batte più manco Studio aperto). Si trattava di una signora, ebrea, anziana, che aveva passato tutta la vita a risparmiare centesimo su centesimo, e a nascondere il malloppo dentro un materasso. Un viale del tramonto da un milione di dollari. Ma, chi sa come, chissà come, il materasso era andato a finire in una discarica, e il viale del tramonto si trasformò per la vecchia in una quête, un’avventurosa ricerca, tra l’immondizia di mezza Israele.

E oggi sto qui ancora a rimasticare questa favolosa storia, degna di essere trasfigurata in un racconto, in una fiaba moderna, in una novella. Me la rimastico anche perché mi domando, piuttosto inutilmente: che ne sarà stato del materasso? La signora l’avrà ritrovato? Chiaro che la cosa non aggiunge e non toglie niente alla storia in sé, anzi la rende volgare e la svuota di significato. Ma, ecco, mettiamo che la vecchia sia morta, senza ritrovare il suo fantastico bottino. Immagino i vagabondi e i traffichini di mezza Palestina che avevano preso stanza insieme alla donna nelle discariche, tutti alla ricerca di quell’assurdo materasso. Senza la donna tutto dovrebbe essere più facile, pensa un ladruncolo che da mesi la tallonava tra bucce di patate e confezioni di assorbenti in disfacimento. Ah, ora potrò cercare il materasso senza farmi beccare da quella, senza doverne rendere conto a nessuno! Con lui, hanno pensato la stessa cosa tutti gli altri Bassotti – e anche le guardie delle discariche. E tutti lì allora, a farsi la guerra della spazzatura tra di loro: che cos’è quella cosa che hai trovato? Ehi, l’ho visto prima io quel pagliericcio! Giù le mani dalle mie immondizie, clochard da strapazzo! Vai a ravanare laggiù, senza darmi fastidio! Tra il fetore e la tua presenza non so cosa ci sia di più sgradevole!

Mentre da qualche parte, indisturbato, un vagabondo saggio, che non si cura degli uomini e del trascorrere del tempo, nel suo rifugio ai margini della discarica, dopo aver mangiato il suo piccolo pasto e aver dialogato tra sé e sé con Averroé e Democrito, si prepara a fare un sonnellino sul suo lettino. Si tratta di una piccola branda mezza arrugginita, ma resistente, che gli ha donato una signora. E sopra c’è un materassino che ha trovato alla discarica, ricoperto d’un lenzuolo a piccoli pois. Dentro il materasso, nascoste, ci sono banconote su banconote.

One thought on “Cercheranno ad infinitum (e io con loro)

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