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"Con la mancanza di sonno e con molta intelligenza sono cresciuto un po’ pazzo, penso, come tutti gli uomini che vivono sul mare molto vicini gli uni agli altri, e così vicini tuttavia a tutto ciò che è mostruoso sotto il sole e sotto la luna." W. Golding

Le notti scorrono a non voler cedere, a non voler arrendersi al sonno. Combatterlo, come la peste. Sforzandosi di fare qualcosa, fumare una sigaretta, vedere un film. Smania. Tutti dormono, e si vorrebbe che invece fossero svegli; svegli, sì!, come noi, per riversare e condividere l’ansia della notte, e la nera energia che ci avvelena. Vaghiamo come pazzi, come assassini cui non danno requie le Moire, perseguitati. Accendiamo luci, schermi, lampadine elettriche. Li spegniamo, ché i riflessi pallidi e opachi non ci illudono. Le streghe della notte danzano come mosche furiose, e noi fremiamo a tirarle giù dalla loro pista, sui cieli, per strangolarle, furiosi, in astinenza di sangue. Sì, vogliamo uccidere, o ucciderci. Inconcludenti, ci sfibriamo con un altro film, un’altra musica. E il buio non scorre. Solo all’alba esso fa posto al sole, ma a quell’ora il nostro odio è troppo forte, insopportabile, e chiudiamo ogni spiraglio per non vedere la luce. E a quel punto – solo a quel punto – cadiamo in un sonno nervoso e nefasto.

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