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C’era una volta una volpe spagnola, che aveva l’acutezza e l’ingegno tipico del suo paese. Colei avanzava quatta, seppur di tanto in tanto la sua natura esigeva il prezzo della propria esistenza, e improvvisi scatti, improvvisi sbranamenti, subitanei dilaniamenti si consumavano. L’etichetta ispanica non ammetteva queste sregolatezze, non a corte almeno, e la volpe soffriva terribilmente. Si frenava, e curava di trattenersi senza posa. A volte credeva di aver vinto la sua natura, e godeva dei simposi e dei conversari che marchesi e baronesse offrivano per lei. A tratti, mentre era china sull’orlo del fiume, a bere, l’immagine riflessa le rivelava la sua anima vera, e si odiava. Di notte scappava, azzannava l’erba dei campi, si rotolava nel fango della campagna e si sviliva, per rifuggire l’orrore di se’ durante il giorno, per evitare che il giorno la cogliesse impreparata e avesse una crisi.
 
Il seguito della favola e’ andato perduto. Il manoscritto e’ stato consumato dall’umidita’ e dall’incuria. Segnaliamo questo mutilo passo per l’interesse dei filologi e degli studiosi.  

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