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David Lynch spiega senza esserne veramente cosciente il processo di ancoraggio [1] allorché si trova a Hollywood: « Ho l’impressione, qui, che l’età d’oro del cinema vaghi ancora nell’aria. Quando guido, di notte in particolar modo, è come un residuo di polvere sospesa, un passato che non è mai svanito. Non è una questione di architettura; anche un profumo, l’odore vivissimo di alcuni fiori come il gelsomino, mi sprofonda in uno stato di fantasticheria mentale [2] ».
 
 
[1] per ancoraggio in Programmazione neuro-linguistica (PNL) si intende l’associazione che si istaura tra uno stimolo e uno stato emozionale. Ad esempio, quando si punivano i bambini obbligandoli a scrivere dozzine di volte la stessa frase, senza volerlo – ah, coloro che rimpiangono la vecchia educazione! – si generava in essi un ancoraggio negativo in relazione alla scrittura. [n. d. t.]
 
[2] Lynch, in Télérama, 21 marzo 2001, 2706.
da LE TRAC – STRATEGIES POUR LE MAITRISER di André-François Arcier, Collection Médicine des Arts – aleXitère. Traduzione di: MIA!!!!!
 
 
ehm.. In bibliografia, mi raccomando: questo blog avi a essiri citato ah!😉

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