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Riflessione metropolinguistica: quando si studia linguistica ci si insegna (“o si inganna o mi inganna, o si inganna o mi ing…”) che i fonemi, minime unità costitutive di una lingua, le più piccole e per questo indivisibili, non hanno un significato proprio. /p/ si oppone a /b/, ma tutt’e due non significano niente. Se significassero qualcosa significherebbero la stessa cosa per tutte le lingue, e quindi non ci sarebbe che una sola lingua, il nostratico, l’adamitico, la lingua prima dell’arroganza di Babele etc. etc.
Eppure la cosa a me non quadra. Una parola significa qualcosa anche per i suoni che la compongono, e non solo santo dio per l’arbitrarietà condivisa. Non è questo il principio che porta, nella recitazione, a caricare in un modo o nell’altro i messaggi emessi?
Tagliamo la testa al toro, voglio lanciare un sondaggio: il suono /i/ a cosa vi fa pensare?

2 thoughts on “Interrogativi metropolinguistici

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