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Come diceva V. Marone, innalziamo il livello delle nostre argomentazioni.
Un mio carissimo amico mi ha indotto ad una riflessione. Di quelle che ho fatto di continuo per anni e anni, senza arrivare ad una conclusione sensata. Vediamo stavolta.
Per i greci l’arte era una tecne, un lavoro, una produzione. Una produzione secondo regole. Arte non era affare associato a statue e dipinti, c’era l’arte della guerra, l’arte della cucina, l’arte dell’insegnamento. La cosa ha appunto una eco nella nostra lingua in questo tipo di dicitura.. Essendo un lavoro, un lavoro da eseguire secondo delle norme, nient’altro che tecnica, come tale poteva essere insegnato, nn ci voleva una particolare predisposizione estetica per farlo, bastava essere schiavi. C’è infatti da ricordare che il lavoro, in quella società, era totalmente demandato agli schiavi. Gli uomini liberi non lavoravano, si occupavano di politica. Fidia, Apelle, Scopas eccetera, erano schiavi. I prodotti dell’arte greca sono tutti manufatti di schiavi. Ed anche quelli dell’arte latina (nell’arte arcaica in ogni campo, più tardi le cose si complicarono, finchè il degrado arrivò al punto che Nerone, un imperatore, scrisse poemi).
 
1200/1500: le cose cambiano. La società si rinnova, diviene capitalista, moderna. Gli schiavi non spariscono mica – ci sono ancora oggi! – ma la compagine sociale muta radicalmente: la società greca si basava sullo sfruttamento delle risorse naturali in modo "ladresco", senza un reale intervento sulla natura. Il ‘200, il ‘300, vede invece sorgere un interesse alla natura come interesse allo sfruttamento razionale delle risorse e conseguente accumulo di capitale da farvi gravitare attorno. Nasce insomma il capitalismo, muore il fondo, il feudalesimo e il selvaggiume da strizza-campagne. Per questo motivo, la concezione del lavoro cambia: non più degradante, degno di uomini meccanici, ma qualificante, gratificante. Colui che lavora sa quello che fa, come lo fa, e in vista di cosa. Nella società borghese tutti hanno un compito, tutti devono avere una funzione che serva allo sfruttamento razionale delle risorse e all’accrescimento del capitale. Ed è qui che nasce l’arte così come la concepiamo ancora! Gli artisti non sono più artigiani alla stregua degli idraulici e dei cuochi, ovvero degli schiavi, perchè fanno parte dello stesso strato sociale dei borghesi e di coloro che si stanno arricchendo. Ne sono organici, ne pompano le aspirazioni e la brama di successo. Viene recuperata una vecchia teoria platonica secondo la quale l’artista, il vate, è preda del genio, invasato dal sacro furore quando crea, al pari del dio. Questo serve da giustificazione e da manto nobilitante per gli artisti, che hanno un ruolo di fondamentale importanza nella società moderna, così come gli eserciti l’avevano avuto a Roma.
Ma anche i mercanti e i borghesi salgono di livello. Nel Medioevo erano bistrattati, maneggiavano il denaro, lo sporco denaro degli ebrei, lo sterco del demonio! (I chierici preferivano frustare i loro servi della gleba per campare). Oggi la loro ricchezza gli permette di accedere a privilegi onori e cariche che un tempo non avevano. E la frittata è fatta! I prodotti dell’arte diventano opere d’arte, sono fatte da genii per il godimento estetico di pochi eletti che possono capirle; l’arte si complica, nella pretesa che assume di poter spiegare la Natura e conoscerla. La cosa divertente è che non è una pretesa, è la realtà. L’arte del ‘400 spiega la Natura, lo può e lo sa fare, è funzionale al bisogno di appropriarsi delle sue leggi per piegarle alla volontà di controllo borghese: besta pensare a Leonardo. Che assieme a Michelangelo, il genio, l’insuperato, è davvero il simbolo dell’arte moderna.
 
Dunque, per riassumere:
1) greci: arte, produzione secondo regole, roba da sporchi lavoratori
2) moderni: arte come strumento per controllare la natura e arricchirsi per mezzo suo; l’arte diventa Arte.
 

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