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Comincio a vederci male con quella scrittura pidocchiosa…
Signori. Vorrei fare una riflessione compiuta. Ho spurgato la mia mente di affollamenti e anarchie varie, ora ritorna un più onesto e corretto ragionare. (Spero).
 
Un leone ha ingravidato una tigre. A quanto pare sono nati dei leongri. D’altronde i cavalli e gli asini generano muli, e i bianchi e i neri producono i mulatti. Come vorrebbe un’amica, lo scopo di tutti questi aggruppamenti è la generazione. Eppure, se l’uomo si differenzia dagli animali, oltre l’anima il linguaggio articolato e il pensiero c’è un’ulteriore differenza, che rende la generatività obsoleta: l’organizzazione e la gestione delle risorse economiche. Attorno ad esse ruota ogni organismo sociale, primo fra tutti il matrimonio. E quindi l’accoppiamento. (E quindi come voleva mia zia la Signora di Merteuil, l’amore, che viene vantato come causa dei nostri piaceri, non ne costituisce tutt’al più che il pretesto). Se tutto questo ha un fondamento nella realtà dei fatti, e se uno scopo ruota attorno alle relazioni sociali, questo non verte sulla ottocentesca famiglia generatirce di figli. Ma sulla necessità di sviluppare un certo nucleo economico, ammantata dalle lusinghe dell’amore, del buon sesso e, per larghe categorie di individui che lo posssono, dalla speranza di trasmettere il patrimonio a future generazioni. Per questo si fanno i figli.
Ora, per me le cose stanno così. Non è proprio il massimo dell’amenità (ma che parole mi invento???), ma mi pare una visione laica. D’altronde mi alleggerisce dall’incombenza della famiglia-sforna-figli. Se famiglia sia, sarà famiglia diversa, moderna, virtualissima, in cui si vive assieme all’amica migliore, al fratello, due vecchi pensionati, persone del medesimo sesso, compagni di studi. In realtà, lo sappiamo, è per moltissimi già così.
Non suona dunque strano, come poteva esserlo fino agli anni settanta, immaginare di vivere insieme, che so, io mammate tu tu-l’altro e il dolce artista balzano. Gli appunti da farsi ci sono – per carità. Ma non riguardano l’immaginazione o la realizzazione del nucleo familiare in sè.
Bisognerebbe piuttosto vedere se l’immaginazione sia solo frutto di mente scioccamente romantica: per me sì, e lo dico con affetto, tu che stai leggendo lo sai😉
Arrogantemente, mi permetto di sviscerare i massimi sistemi, le più alte questioni che imbrigliano il mondo; eppure certe cose non le capisco. Tra queste, il cervello dei dolci artisti balzani. L’umor vario è prerogativa degli artisti di successo, dei geni e dei mostri sacri. Talvolta però io preferisco l’umiltà e la semplice schiettezza della cappellaja che abita vicino mia nonna che non i cazzi-‘ntall’aria di Totò, Albert Einstein o Michelangelo e F. Mercury. Posso? Io penso di potere. E di meritare molto più del raccolto che mi piego a spigolare.
(E qua si cambia colore. Non potevo non farlo)
"Il Vescovo di Autun, nonchè Principe di Benevento, nonchè Ministro degli Esteri del Primo Console, nonchè Signore del Périgord, nonchè padre di un famoso pittore, diceva che, spigolando, bisogna sempre curvarsi chinandosi completamente. Di modo che non si appalesi lo strano luccichìo dei vostri occhi. Ebbene, Padre Santo, io smetterò di inchinarmi fino a terra. Ho spigolato e speculato tanto e bene che verrà il giorno in cui getterò le spighe in faccia a colui che mi costringe al silenzio. Mi mancano le carte: cioè, per ora non mi mancano. Quando cominceranno a mancarmi, a qualcun altro mancherà il terreno sotto i piedi. Padre ottimo, lo so, sto peccando del peggiore dei peccati: la mancanza di fede in Dio."
"Figliolo, allontanati da questo santo luogo. Tu sei immondo e lordi anche le mie orecchie pudìche. Io non ti assolvo, allontanati… E che Dio possa perdonarti" (Balzac, Le illusioni perdute).
 
 
Criptico. Devo ancora avere degli affollamenti mentali.
 
 

One thought on ““Tutti i colori dell’arcobaleno”

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