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Qual è la differenza fondamentale tra Carl Barks e Don Rosa? Ce ne sono parecchie; la principale è che il primo, nonostante tutto, era un autore disneyano. Il secondo, non lo è affatto.
Se le cose stanno così, però, bisogna definire cosa significhi essere un autore disneyano. Potrebbe significare fare fumetti con i personaggi Disney. Nel qual semplice caso, anche io sono un autore disneyano: no. Può forse significare fare fumetti Disney per una rivista dipendente in qualche modo dalla Disney? Sì, può significarlo. Ma a me non basta. Se così desolantemente semplice fosse, non solo non ci sarebbero differenze tra Carl Barks e Don Rosa, ma tra nessuno degli autori Disney. Tanto varrebbe – come in effetti una volta valeva – non apporre i nomi di questi sciaguratissimi autori.
Essere un autore Disney, secondo me, significa rispettare certi tabù.
Tabù, sissignori. Se volete ne riparliamo.
 
(volete? non volete? io ricomincio)
 
Il grande "impero della fantasia" – come veniva chiamato una volta, e che oggi non è più – targato Disney si basa su alcune regole, e tali regole su dei tabù. Tabù che, come vedremo, hanno subito nel corso dei decenni trasgressioni, sia accidentali-casuali sia volute. Ma che sostanzialmente sono rimasti tali, e che tutt’oggi nell’immaginazione dei più rimangono tali nonostante i recenti colpi inferti al sistema, e che non possono più essere semplicemente definite delle trasgressioni: ma vere e proprie forzature, vere e proprie nuove norme, di un gioco nuovo, di un impero nuovo, che solo nominalmente si chiama ancora Disney.
Ma cosa diavolo si intende per "tabù"?
Intanto, il più generale, il più sistemico: la distinzione assoluta e polare tra Bene e Male. I personaggi Disney, dai tempi delle strisce di "papà Floyd" sui quotidiani a Massimo De Vita, dalla Sirenetta a Pomi d’ottone e manici di scopa, sono o totalmente buoni o totalmente cattivi; e quelli che passano da una sponda all’altra, fanno come l’Innominato dei Promessi Sposi: cambiano radicalmente. Basta pensare a Scrooge del Canto di Natale, che muta radicalmente e repentinamente: come prima era il più bieco degli individui, alla fine del film è dolcissimo e generosissimo.
Altro tabù attorno al quale l’orbita Disney ha girato contraddistinguendo se stessa: la negazione del femminile e del sesso. Le varie Minni, Paperina e Clarabella sono sempre state macchiette femminili partorite direttamente dalla mentalità più maschile e maschilista: sono null’altro che delle isteriche. Per il resto, il sesso, semplicemente, non esiste, giusta l’antica convinzione (pre-freudiana nientemeno) che i bambini siano degli angeli asessuati.
Per il prossimo tabù Disney, la politica, aspettate la prossima puntata.

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