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(Sto diventando orbo, se non fosse così non userei questi caratteri grossi come case)
Riprende la fantastica serie di riflessioni metropolinguistiche, stavolta, prometto, nulla di astruso come quella follìa sul latrocinio delle e XD…
Qualche giorno fa trafelato correvo verso Piazza Carlo Cottone principe di Castelnuovo – meglio conosciuta come Politeama, a cagione di quel teatro con quegli scapigliati cavalli sul tetto…
(si impone una digressione: tutti i palermitani chiamano Politeama il Politeama, intendendo insieme piazza e teatro; a me piace nominare il sig. Carlo Cottone. Sia chiaro, nessuna affinità, o parentela, o suggestione aristocratica; a dire il vero non so nemmeno chi sia stato Carlo Cottone. Forse uno di quei nobili ottocenteschi pro-Unità d’Italia esiliati a Malta dopo l’820… Di quella piazza mi ha sempre colpito la disposizione delle statue: da un lato Carlo Cottone di fronte al teatro, dall’altro Ruggero Settimo disposto verso il tempietto. Uno di fronte all’altro. A guardarsi negli occhi, a conversare. Per sempre, perchè la scultura è eterna. Tu passi di là e li vedi, alti sopra tutto, con i piedi taggati o colorati, i ragazzi che vi scorrazzano attorno. E loro, distanti della distanza degli aristocratici, che fieramente si guardano e da secoli e per secoli a tenersi compagnia. Ma vabbè, suggestioni) 
Dunque correvo verso il Politeama. Via Dante non s’è mai goduta i miei piedi: vi passano sempre troppo veloci. Accanto a me sento un indiano o un cingalese che parla al cellulare con un amico, in italiano. Frase: “Compà, vedi di avvicinare“.
Poichè non ho una mente ma un frullino, ecco le riflessioni che ne ho snocciolato:
Compà: espressione sicilianissima, che significa “compare”, e per estensione vale come “fratello”, “amico”, “compagno”.
Vedere di + infinito: quando un termine si svuota del suo significato e diventa tutt’altro. Il vedere ha qualcosa a che fare con il vedere di fare qualcosa? Vedere di (fare) ha un significato ottativo-desiderativo. Vedo di andare al mare oggi pomeriggio vuol dire che al mare probabilmente ci andrò, è una cosa che vorrei, che forse farò. è una forma, tutto sommato, a metà tra il condizionale e il futuro. I linguisti queste cose le notano?
Avvicinare: tranne che in italiano aulico, il verbo, nasce come riflessivo. Io mi avvicino, tu ti avvicini, egli si avvicina. A qualcuno o a qualcosa. Qui no: da noi avvicinare vuol dire passare da, fermarsi, venire a trovare. Avvicinati vuol dire vieni qui accanto a me; avvicina vuol dire vieni a trovarmi, vieni da me.
Insomma, una frase-chicca. Ogni elemento che la costituisce è un mondo. Che risultati ne traggo? Intanto che, ben lungi dall’avere difficoltà, quello straniero padroneggiava la lingua italiana davvero bene. E non nel suo uso standard, che anzi rivelerebbe artificiosità e poca dimestichezza, ma nell’uso più fresco, con precisa diastratia e diatopia.
Pss Psst: è questo il vero italiano.

2 thoughts on “Compà, vedi di avvicinare

  1. MIO ZIO sei un grande!!!!!!!!!!!!!!!!sei un mito!!!!!!!!sono troppo contento di averti conosciuto!!!!!ciaoooooo!!!!ci sentiamo sempre corna dura!!!

  2. o mio dio! ma i tuoi interventi sn sempre così?! c\’è da morire dalle risate ! 6 trp forte… un bacione da ginni*

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