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Quando si tiene un diario in pubblico (al pubblico) non bisogna cedere per nessun motivo al silenzio. Altrimenti quel diario si abolisce. E allora? Allora vi riciclo una riflessione che avevo fatto il y a qualche tempo fa. Riciclo. se continua così però smetto sto blog, sia chiaro.
 

«O madre, io son Pènteo, sono tuo figlio! Nacqui di te, nei tetti d’Echïóne! Ora, abbi pietà di me; e per gli errori suoi, non voler, madre, uccidere tuo figlio!». Quella, sputando bava, e roteando, torcendo le pupille, e dissennata, era invasa dal Nume, e non l’udiva; ma con la manca un braccio gli afferrò, e, il pie’ puntando sopra il fianco al misero, l’omero gli strappò: non di sua forza, ma nelle mani un Dio vigor le infuse.

Euripide, Le Baccanti.

 

Mentre gli eventi del mondo si vanno facendo sempre più convulsi, pazzi, fuori dalle logiche della ragione, tanto da indurre a chiedersi se poi esista questa “ragione” o non sia solo il desiderio frustrato di chi, temerario, sogna una realtà migliore, mentre tutto è ormaj barocco gioco e spettacolo , la vita connotandosi sempre più come un reality-show, ci colpiscono, più delle grandi, delle grandi e disastrose, le piccole notizie: piccole, ma non per questo meno orribili delle altre. Oggi ad esempio in mezzo a una crisi di governo e un convoglio esploso in Iraq, tra le parole asensate degli uni e le stupidità dannose degli altri, si incastra la notizia che vuole la signora Romano aver ricevuto, in carcere, una busta piena di polvere urticante. Chi è la signora Romano? Che ha fatto per meritarsi il carcere e le buste urticanti? Ah, ma già, è quell’assasina che ha sterminato assieme al marito la vita di un sei-sette persone, tra cui un bambino piccolo, ah sì, me lo ricordo, perché gridava e lei da anni soffriva di un’ insopportabile emicrania, e non ce la faceva più…Adesso si dice che l’emicrania le sia passata, e questo basta, a lei come a suo marito, a stare come se non si rendessero conto di quello che hanno fatto. Insomma, come una certa mia amica che subito dopo aver abortito si preoccupava della ragazza prima di lei che piangeva, o di me, chiedendomi se volessi sedermi. Non si rendeva conto di quello che aveva fatto. In quel momento. Oggi invece, a distanza di qualche tempo, è stata assalita dal senso di colpa, dai rimorsi, dalle paranoje: ed è straordinario che certe mazzate siano più pesanti a seguito di vite che si sono spente, di persone che non hanno (più) alcuna incidenza con la nostra quotidana materialità. Ma per la signora Romano non è così. Né l’omicidio, o la coscienza di esso, né il carcere, né la separazione dal marito, né il generale ludibrio l’hanno scossa dal terribile atto. Ancora, va avanti come se quell’omicidio non fosse stato un omicidio.

La cosa è più o meno omologa ad altri casi consimili, come ad esempio alla “mamma di Cogne”, la signora Annamaria Franzoni, che andava in TV a recitare la parte della donna onesta come fosse su un allucinante palcoscenico; o quel signore che anche lui perorava in TV la svelta liberazione del bambino che invece, nella realtà, aveva ucciso a colpi di badile (anche questo, curioso, perché piangeva). O Alfonso Gatto, che dalla cella dove l’avevano rinchiuso, in un solitario monologare da tragedia shakespeariana dei poveri sussurrava “Non saprete mai come li ho uccisi…”. O infine il padre della capostipite di questo genere di delitti “nuovi”, il padre della celebre Erika di Novi Ligure, avulso dalla realtà in maniera tale da non aver mai ceduto nella solidarietà alla figlia che gli ha ucciso la moglie e il figlio piccolo: e preciso non erano membri della famiglia acquisiti, cioè estranei alla Erika, ma erano sua madre e suo fratello. Insomma tutta sta serie di mostri ha di mostruoso, oltre l’aver assassinato, una certa inconsapevolezza, l’incoscienza dell’aver assassinato medesimo. Cioè, ora io vado a dare una sprangata in testa a mio fratello, pugnalo mia madre, scaravento mio padre dal balcone. E fra dieci minuti, il tempo di pisciare e lavarmi le mani, torno a scrivere al computer. Cosa faccio insomma? Annullo la distanza che c’è tra un’azione ritenuta orribile e quella ritenuta la più banale. Ma la distanza è poi reale? Il fatto cioè che un omicidio sia ritenuto grave e orribile non è in fondo una convinzione che la cultura ci ha inculcato? Chiaramente per cultura intendo tutto una serie di sistemi che sta dietro (o davanti) alle nostre convinzioni: nel caso dell’ammazzare sono il rispetto della vita altrui, la paura dell’ergastolo, gli obblighi della religione, o del vivere civile in società. Noi schiacciamo le formiche le zanzare e gli scarafaggi  tranquillamente, e alcune volte andiamo anche a caccia, senza per questo sentirci dei mostri e senza essere additati come assassini (poi ci sono gli ambientalisti e Brigitte Bardot, d’accordo, ma è un altro pajo di maniche). In genere non abbiamo lo stesso sangue freddo se ammazziamo qualcuno, né la società può restarne indifferente: in genere. La società non resterà indifferente finchè esisteranno le forze dell’ordine, l’apparato di giustizia, le facoltà di giurisprudenza e gli avvocati penali. L’individuo può approdare all’incoscienza, come dimostra la signora Romano. Mi verrebbe da dire, ferinemente. Come una bestia che ne ha ammazzata un’altra e poi si mette a sonnecchiare.

Insomma, oggi gli assassini non possiedono più quell’aura luciferina e diabolica, non sono più semplici psicopatici o genii del male: sono degli ebeti, che agiscono d’impulso, d’inerzia, totalmente alienati da qualunque sistema culturale da arrivare a vivere come nelle foreste gli animali, allo stato di natura, privi di coscienza: che, al di là del senso religioso, significa la capacità di pensare. Questo mi da un senso tale di disorientamento e di spavento che vorrej ritrarmi, pensare a questi individui come abberrazioni; perché intuisco che essi, operando come operano, eliminano il solco che c’è tra il bene e il male, trasformano il Male in male, sono come noi, ci somigliamo, rendono l’omicidio nulla più che la cessazione di un’esistenza che ci è sgradevole, come noi con le zanzare di poco fa… Oh come rimpiango Agave e Attenoe, le baccanti che squartano e sbranano vivo Pènteo, invasate sì dal Dio, fuori di sé e incoscienti sì, ma, quando sono tornate in sé, preda di un sacro orrore per quanto compiuto!… Come rimpiango Ajace pazzo che uccide un gregge di pecore credendole nemici e poi, rinsavito, per la vergogna si autoesilia in uno scoglio in mezzo al mare!… Ed Edipo, che si acceca e si fa barbone dopo aver scoperto l’orrore della sua vita!… E Cesare che piange di fronte alla testa di Pompeo, e Giuda che si impicca dopo aver venduto Gesù… Roba passata.    

 

 
 

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