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Ci sono delle piccole cose alle quali non si può rinunciare. Girare per casa con le infradito ma con le calze; non uscire mai senza le 100 lire; la passeggiata per Palermo a Santo Stefano con Pennino; polemizzare col TG come dei poveri pazzi. Eccetera. Ma non sono che insignificanti vizi, insignificanti difetti. Di fronte ai quali la riflessione ci pone chiaro il grado di ridicolaggine, di follia, di insensatezza che essi difetti risvegliano. Ora, è mai possibile che la generalità delle persone rifiuta di pensare non già alle sciocchezze, ai piccoli difetti, ché a questi si pensa sempre, ma all’egoismo, alla mancanza di comprensione, all’avidità? Diceva La Rochefoucault che ci piace pensare ai nostri piccoli difetti per tacere i grandi, o per contrapporli ai difetti sempre grandi degli altri…

 

Perché? Perché rifiutiamo di pensare ai nostri grandi difetti, alle nostre gravi colpe? –Perché logicamente se esaminiamo quel che non va ciò che dovremmo fare è correggerlo (correggerci). Intuendo dunque quale dovrebbe essere la risoluzione, a pena di sentirci dei miserabili, evitiamo a priori di prenderci in esame. Le sciocchezze no. Quelle no. Non fanno male a nessuno, non sono nulla. e allora ce ne compiacciamo, ci ridiamo su. Credo che centinaja di persone abbiano riso del mio involontario, automatico quasi, canticchiare a tavola. Ma di certi atti, di certe manchevolezze, delle quali ci vergognamo intimamente come di ruberìe, di quelle non saprà mai nessuno, non ne parleremo mai. Nemmeno da ubriachi. Nemmeno col padre confessore. Nemeno quando ci sposeremo. Tanto più se ci sposeremo. Tanto più se abbiamo un padre confessore…

 

Ma insomma cos’è questo moralismo alla francese? Non sarà il solito ripiegarsi nell’orto autoconcluso della propria coscienza per sfuggire alle responsabilità che questo mondo che decade, attorno a noi, esige? Ma possiamo davvero prendere in mano questo mondo, o forse non ne siamo già stati estromessi? Estromessi, estromessi, e citerò solo due fatti, d’oggi, per dimostrare questa penosa verità: intanto, Saddam Hussein. Qualche milione d’anni fa, ad una lezione di educazione civica proposi di parlare della pena di morte. Il professore non riuscì a crederci. Diceva: “non è possibile, non è possibile”: gli pareva troppo scontato come argomento. Era appena scoppiata la Guerra Infinita e mi provaj a dire che nel mondo in cui ci trovavamo… Fui interrotto bruscamente: si è sempre detto che il mondo in cui ci troviamo va male, disse il professore. Mi vergognaj dei miei non-argomenti da piccoloborghese, e quel giorno non discutemmo della pena di morte, ma, credo, della postituzione. Oggi ripensare a quell’avvenimento mi vengono quelle che in dialetto si chiamano le quaranate, la caldane, le vampe di calore: mi sento sfagliato, in scompenso, mancante di equilibrio, come le donne in menopausa. Saddam Hussein impiccato non solo spazza via ogni neoclassica convinzione di “scontatezza” dell’assurdità della pena di morte, visto che continua a essere praticata; ma dimostra anche che il potere, il Potere (ahi Sciascia! Ahi Pasolini!) è sempre più che mai capace di schiacciare secoli di rivendicazioni, milioni di persone: di estromettere, come di cevo prima, noi dalla storia. Questa storia, quella presente che dovremmo invece governare e non subìre. Infine, non voglio citare quello che è stato detto in proposito da Bush, o da qualche altro imbecille che ha voce in capitolo. Voglio osservare i tentacoli del Grande Leviatano nelle sue ramificazioni più striminzite: ché sono quelle più pericolose. “Questo 2006 si chiude con l’esecuzione di Saddam Hussein. Si può discutere se la scelta sia stata politicamente opportuna. Nessuno, però, anche quanti sono contro la pena di morte, può negare che questa è moralmente legittima, sempre, contro un tiranno”- il Giornale di Sicilia, domenica 31 dicembre 2006. mi piacerebbe tanto annientare questa frase, magari scrivendo una bella mail al giornale stesso. Ma non sarebbe un baloccarsi? E poi, servirebbe a qualcosa?

 

Fatto secondo. Oggi il TG1 e il TG2 beatamente raccontano la storia di un medico di Padova, che viene chiamato in Scozia, di tanto in tanto, per supplire alla mancanza di medici, quelli scozzesi, quando non lavorano. Esempio sublime di globalizzazione. Naturalmente dai TG declinata come “buona”: viaggiare, entrare in contatto con culture diverse, scambio di persone e lavori, libera circolazione europea! Quello che si tenta di tacere però rivelerebbe la completa assurdità di tutto. Da quando è entrato in vigore un contratto nuovo, in Scozia, per i medici, essi medici guadagnano di meno. Ora, guadagnando di meno, lavorano anche di meno, magari scegliendo di farsi un fine-settimana di sesso selavggio con la moglie (col marito). Ma siccome il servizio pubblico deve essere gararntito anche il sabato e la domenica, cosa fa la sanità scozzese? Contatta medici italiani, d’Italia, proponendogli di fare quei turni. Di fronte a cose del genere anche la morte di Marco Biagi è assurda. Ora, che cavolo fottuto cavolissimo di bisogno c’era di ridurre gli stipendi da un lato se poi i soldi risparmiati cmq si ri-trasformano in stipendi per medici a tempo parziale nientemeno padovani? Non sarebbe stato più logico lasciare i contratti così com’erano, stessi stipendi stesso quantitativo d’ore, visto che la spesa è identica o forse anche superiore? I medici scozzesi scoperebbero di meno la domenica, ma guadagnerebbero uno stipendio equo, decente. I medici padovani viaggerebbero di meno, e per il turno di un giorno non riceverebbero 1000 euro (ogni turno che fa, al padovano vanno 1000 euro): cosa che magari è bella, ma ingiusta e assurda. Ingiusta per gli scozzesi, assurda perché l’organizzazione del lavoro è gestita chissà da quali matti. Eppure, anche in questo caso, sono i matti dai quali dipendiamo, matti che gestiscono il potere, ramificazioni del Potere.

Non è che siamo caporali invece di essere uomini. Non esistono più né caporali né uomini. Non so come spiegarlo ma è come se il mondo stesse retrocedendo ad un’articolazione medievale delle cose: cose che sono immobili, che non possono mutare, né praticamente né teoricamente. Nella pratica perché non è permesso, nella teoria perché, appunto, stiamo arrivando a pensare, sto arrivando a pensare che “non servirebbe a nulla” ripiegandomi in un certo moralismo “francese”.

 

Il problema è la guerra. In un mondo in cui c’è la guerra, per non perderla, ci vuole compattezza. E ordine. Compattezza contro il nemico. Ordine interno per limitare sprechi di energie e mantenere il comando. Ordine che è poi un vero e proprio disordine ma se ci si attenta a dirlo si finirebbe come gli eretici, scomunicati e bruciati. E allora? Allora ci sono degli stati, degli ordini che non si possono infrangere, perché ogni infrazione è un atto di lesa maestà divina e umana alla legittimità (all’arbitrio) del Potere. Tutti siamo stati contrari alla guerra in Iraq, alla legge Biagi, tutti siamo contrari alla pena di morte. Ma il Potere se ne sbatte, e fa quello che vuole. Non solo: si organizza affinchè la nostra protesta non si senta o si faccia vana. Ci fa mangiare le schifezze che producono le multinazionali, anche perché non c’è altro, o l’altro che c’è costa di più. Ci fa fare un giorno di lavoro in Scozia a 1000 euro. Ci scrive che la pena di morte è “moralmente legittima”. Ci costringe a lavorare nei call-center. E se facciamo tutto questo, e non possiamo fare altrimenti, è chiaro che latrare contro la globalizzazione è un po’ incongruente. Rende i nostri atti fasulli rispetto alla nostra intelligenza, preordinati, organizzati. Non si può uscire da questo verghiano stato di cose, altrimenti muori, come quella spia russa che voleva denunciare Putin e bevendo una tazza di the al polonio è crepata in una settimana. O se non muori sei cmq un don Chisciotte, come me in questo momento che non sto facendo altro che perdere tempo. Organizzate le nostre vite come quelle delle bestie d’allevamento, nel frattempo, il Potere può continuare a fare la guerra, più sicuro della sua vittoria. Vittoria che se ci sarà sarà una vittoria di Pirro. Ma la stupidità del Potere è tale che non può rendersene conto.

 

Insomma questo mondo in cui siamo scivolati non mi pare molto diverso da quello del Medioevo. Allora il Potere si organizzò in blocchi per combattere i barbari, gli arabi. Quei blocchi erano il Papato e l’Impero. Oggi il Potere si organizza in blocchi per combattere il terrorismo, gli arabi (ancora!). i blocchi di oggi sono le Multinazionali (di cibi, vestiti, armi) e il potere politico. Le Multinazionali sono il Papato d’oggi: ci mettono i SOLDI, i mezzi, l’ideologia. Il potere politico è l’Impero: ci mette la “carne da cannone” e la faccia. I barbari di oggi, l’ho già detto, è il terrorismo, i terroristi. Meglio se arabi.

E le masse? Eh! Le masse, come nel Medioevo, sono messe a tacere, non contano nulla, subiscono gli eventi. Bertrand Russell parlando di San Gerolamo Sant’Ambrogio e Sant’Agostino dice: è ovvio che se le persone più intelligenti dell’epoca invece di pensare di por rimedio ai problemi dell’impero romano discettavano sul valore della verginità femminile tutto andasse a rotoli. Siamo d’accordo: ma ora so, visto che noi siamo messi nelle condizioni di non poter fare altro che riflettere sui “nostri piccoli o grandi difetti”, perché riflettere sul mondo che non va non incide su un eventuale cambiamento delle cose (perchè pur di non cambiar nulla ti uccidono), che anche i vari Gerolamo Ambrogio Agostino si occupavano di “verginità femminile” perché sarebbero stati inascoltati, o se ascoltati uccisi, annientati dal Potere di allora. Anche loro, estromessi dal mondo in cui vivevano. Anche loro ripiegati su sé stessi perché altro non avrebbero potuto fare. E rabbiosamente sento di essere un po’ come loro, sento le mie ali tarpatecome quelle loro, e so che non posso fare niente. E la rabbia della somiglianza aumenta se penso che Gerolamo era un traduttore, e che anch’io, forse, sarò un traduttore.

One thought on “San Gerolamo traduttore

  1. Quando ho letto il tuo commento lasciato sul blog di Maurino ho capito subito che si trattava di te…Ma perchè diavolo non mi hai detto di avere un blog tutto tuo personale???????
    Io certe volte non ti capisco…dimmi tu se devo scoprirlo in sì fatta maniera che tu hai uno space su msn!!!!!!!!!
    E cmq, non me ne avere a male se per stasera (sai, sono arrivata a casa da scuola alle 22.00) non mi sono soffermata a leggere l\’intervento su un certo Gerolamononsochè…anche perchè è lungo 10 pagine…
    Ti prometto che appena sarò un pò più lucida sarà mia premura leggere quanto da te scritto, anche perchè difficilmente scrivi cazzate! (Però le infradito con le calze di spugna nun se possono guardà!!!!!!!!)
    Ti voglio bene cuginone mio e ti mando un grossissimo bacio!
    Ah…cerca di pubblicizzare un pò di più il tuo blog e sappi che sono fiera della tua tecnologizzazione!!!!!!!
    Attilia
     

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